
Si apre oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo a carico del copilota etiope che nel febbraio 2014 dirottò su Ginevra un Boeing della compagnia di bandiera del suo paese, partito nella notte da Addis Abeba con 204 persone a bordo e diretto a Roma.
Stando a una perizia psichiatrica ha agito in uno stato di completa paranoia e dovrebbe quindi essere giudicato completamente irresponsabile. Nell'ambito del procedimento aperto per sequestro di persona e rapimento nonché per perturbamento della circolazione pubblica l'uomo è considerato penalmente incapace. È infatti risultato che si sentiva perseguitato.
Attualmente è detenuto nel carcere La Tuilière di Lonay (VD), dove sta già seguendo trattamenti terapeutici. La sanzione dovrebbe essere confermata al termine di un breve processo.
Il caso aveva provocato grande scalpore. Tra le altre cose perché grazie a quel dirottamento la Svizzera scoprì che le sue forze aeree erano operative solo durante gli orari di ufficio, vale a dire dalle 08.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00. Al di fuori di questi tempi di azione i compiti di polizia aerea vengono assunti dai vicini, un approccio che nei prossimi anni sarà cambiato. Nella notte in questione il volo del Boeing era stato scortato prima da Eurofighter italiani, poi da Mirage francesi.
E su quel Boeing si trovava pure un pilota ticinese, Andreas Schafrath di Giubiasco.
Schafrath viaggiava come passeggero, per tornare qualche giorno in Ticino dopo aver finito il suo turno a Bangkok. Certamente non si aspettava di dover vivere quei terribili momenti, che racconta oggi in un'intervista a La Regione.
"Ho visto la morte in faccia" esordisce. "Come pilota, ti addestrano a risolvere qualsiasi problema che può succedere, ma non sei pronto per un dirottamento dove il pericolo non viene da fuori, ma da dentro. Una cosa eccezionale che purtroppo si è ripetuta con la Germanwings. Quando il comandante è rimasto chiuso fuori dalla cabina ho capito che si metteva male. Viaggiavo come passeggero, ma in casi come questo diventi automaticamente operativo, parte della squadra, parte della possibile soluzione."
"Cercavamo di capire che cosa voleva fare, dove stava portando l'aereo e soprattutto quanto carburante restava" racconta ancora il pilota giubiaschese. "Arrivati su Ginevra, sapevamo che il cherosene era quasi finito: quello è stato il momento peggiore. Potevamo solo aspettare. Eravamo spettatori impotenti. L'equipaggio è riuscito a mantenere una certa calma sul volo, hanno saputo camuffare bene la loro paura. Penso che molti passeggeri non si sono accorti di ciò che stava realmente accadendo."
Schafrath in passato aveva lavorato anche Ethiopian Airlines, ma nemmeno lui riesce a spiegare perché un copilota con gravi disturbi psichici avesse potuto continuare a volare. "Non lo conosco, l'ho salutato salendo sull'aereo ad Addis Adeba e lui è stato gentile" afferma parlando del dirottatore. "Posso solo dire che noi piloti siamo sottoposti a test e visite mediche."
Il pilota giubiaschese si è costituito accusatore privato insieme ad altri 15 passeggeri e potrebbe quindi venir risarcito. Ma in ogni caso quel dirottamento resterà "un'esperienza che lascia il segno, la peggiore che abbia mai vissuto in volo."
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