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Ticino
"Ho avuto tanta paura"
Redazione
13 anni fa
Il processo ai due ultras si è aperto sui fatti di Montagnola. Toccante il racconto dell'agente ripetutamente colpito dai pseudotifosi

Imponente dispositivo di sicurezza, stamattina al Tribunale di Lugano, per il processo a carico dei due giovani hooligan, un 21enne e un 19enne, accusati di essere i responsabili dei disordini a margine del derby di hockey del 24 settembre scorso. Una ventina di agenti di Polizia presidia il palazzo di giustizia, dentro e fuori l'aula, mentre all'entrata sono stati posti i metal detector.

Dentro ci sono loro, i due giovani, difesi dagli avvocati Edy Salmina, Davide Corti e Cristina Maggini. Due fedelissimi della Curva Nord, tanto che in aula hanno affermato di non essere riusciti a stare lontano dalla Resega, malgrado le diffide che pendevano sui loro capi. "Per me la curva è tutto" ha dichiarato uno di loro.

Il processo, iniziato verso le 10, si è aperto però su un altro episodio a loro imputato, i disordini allo scorso Carnevale di Montagnola. A deporre la propria audizione è stato uno dei due agenti di Collina d'Oro presi di mira dal branco di hooligan. "Eravamo intervenuti per sedare una rissa" ha spiegato l'agente, "ma gli imputati ci hanno aggrediti. Io ho cercato di utilizzare lo spray al pepe per placarli, ma lo stesso non ha funzionato. In fase di ripiegamento ho estratto la pistola al pepe ed ho sparato alla nuca dell'imputato. Ma ciò non è bastato per fermare la carica degli hooligan, per cui con il manganello ho cercato di contenere i colpi che mi venivano inflitti dal gruppo. Poi con un colpo al volto mi hanno messo a terra. Io cercavo di proteggere l'arma da fuoco che tenevo alla cintura, ma intanto la carica continuava. Poi ho ricevuto un altro colpo al volto, che mi ha fatto sbattere contro il selciato e lì ho perso conoscenza. È stato poi il mio collega a portarmi all'ospedale."

"Ho avuto tanta paura" ha aggiunto l'agente. "Mi sono sentito in pericolo."

Il giudice Marco Ermani ha espresso stupore per la leggerezza con cui sarebbe stato trattato il caso di Montagnola. "Il procuratore pubblico ha proceduto ai verbali solo due mesi dopo, non so come sia stata trattata la cosa in Polizia."

I due imputati hanno poi parzialmente ammesso i fatti, pur negando di avere colpito l'agente al volto. A loro dire, sarebbe stata una terza persona.

Il processo, che dovrà affontare altri episodi minori prima di giungere alla più eclatante aggressione del 24 settembre, prosegue. I due giovani devono rispondere delle accuse, promosse dal procuratore pubblico John Noseda, di incendio intenzionale, danneggiamento, lesioni semplici e aggravate, violenze e minacce contro funzionario, aggressione, perturbamento della circolazione pubblica, disobbedienza alle decisione dell’autorità e rissa.

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