
Un processo riguardante un caso molto delicato di presunti abusi sessuali su minori è andato in scena ieri a Lugano davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, presieduta dal giudice Mauro Ermani.
In aula, come si legge sui quotidiani ticinesi di oggi, è comparso un trentenne svizzero del Luganese che nel marzo 2015 si recò in Polizia e si autoaccusò di aver compiuto degli abusi sessuali sulla figlia, cinque anni prima quando lei di anni ne aveva solamente due.
L'uomo venne quindi subito fermato e portato all'ospedale psichiatrico di Mendrisio, dove rimase per diciassette giorni. Un periodo durante il quale "si dissipò la nebbia", come spiegato dall'imputato, il quale a un certo punto ritrattò la sua confessione. Condizionato da problemi psichici, dal consumo di cannabis e dal vizio di guardare immagini pedopornografiche, l'uomo spiegò in seguito agli inquirenti che quanto raccontato in Polizia fu solo il frutto di "un'allucinazione".
La procuratrice pubblica Roberta Arnold nel suo atto di accusa ha però ritenuto "probabile" che gli abusi sulla figlia ci fossero effettivamente stati e che l'uomo si fosse recato in polizia per liberarsi di un peso. Ha quindi chiesto 21 mesi di detenzione sostituibili con un trattamento stazionario. Il legale dell'imputato, avvocato Pietro Simona, ha invece chiesto l'assoluzione dall'accusa di atti sessuali con fanciulli anche in virtù di una perizia che certificava che in effetti di allucinazioni poteva averne veramente.
Alla fine, appellandosi al principio in dubio pro reo, il giudice Mauro Ermani ha quindi deciso di assolvere il trentenne dall'accusa di atti sessuali con fanciulli. L'uomo è comunque stato condannato a 14 mesi sospesi - per sviamento della giustizia e per la condivisione di immagini pedopornografiche - nonché a un trattamento ambulatoriale.
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