
Sta destando apprensione la vicenda della nave da crociera MV Hondius sulla quale è stato scoperto un focolaio di hantavirus. Un passeggero dell'imbarcazione, lo ricordiamo, è ricoverato all'Ospedale universitario di Zurigo. Per conoscere meglio questa malattia e le sue implicazioni, Ticinonews ha contattato Pietro Antonini, consulente malattie infettive presso Civico e Moncucco.
Hantavirus: si tratta di una famiglia che include più virus?
«Ci sono quelli della sindrome eurasiatica, che provocano normalmente una malattia a livello dei reni, e questi americani, i quali invece causano una malattia respiratoria potenzialmente anche molto grave».
Come si trasmette la malattia?
«È una malattia che si trasmette tramite aerosol, in sostanza, e viene provocata dall'urina dei roditori. Bisognerebbe vedere se anche all'interno della nave ci sono dei topi. L'urina, quando viene aerosolizzata, può - in caso di inalazione - provocare la malattia. Il virus del Sud America può però essere trasmesso anche da persona a persona. Si trasferisce un po' più facilmente di quelli del Nord America, soprattutto se ci sono dei rapporti stretti, come rapporti sessuali, ma anche baci, contatti con liquidi corporei, eccetera».
Quali sono i sintomi e decorsi più comuni? Come funziona la terapia?
«Si tratta in sostanza di una polmonite, che purtroppo ha una letalità potenzialmente elevata. Una terapia antivirale non esiste, così come non esistono vaccini. Le persone che hanno avuto dei contatti stretti devono essere isolate, così come i malati. La terapia è esclusivamente di supporto. I contagiati sviluppano la polmonite e si ammalano, e in quel caso non restano che le cure intense e sperare di guarire».
Quali misure per contenere un'epidemia?
«Le misure sono semplici. Alle persone contagiate devi fare una diagnostica e vanno isolate. Il personale che le accudisce si deve proteggere e bisogna cercare in maniera molto puntigliosa gli individui che hanno avuto dei contatti stretti. Questi ultimi devono essere a loro volta isolati e sono tenuti a fare la quarantena, perché la malattia può impiegare anche parecchie settimane per svilupparsi».
La crociera è un problema difficile da risolvere per le autorità?
«Il problema concerne la nave e il personale che deve mettersi in quarantena, ma anche chi gestisce l'epidemia, perché deve andare a cercare i contatti e capire poi dove isolarli. In teoria si potrebbe anche farli scendere a terra con delle precauzioni ma, ripeto, in seguito dovranno comunque essere isolati almeno in una stanza d'albergo, o comunque in un posto dove non hanno contatti con altri individui, finché non sarà trascorso il periodo di quarantena».
Nonostante un contagiato in Svizzera, le autorità dicono di non preoccuparsi. Come mai?
«Sono malattie che si diffondono laddove magari c'è un cosiddetto "super spreader" (super diffusore). Si tratta di persone che possono contagiarne tante altre, generando nutriti focolai. Tuttavia, delle semplici misure di isolamento sono spesso sufficienti per contenere l'epidemia. Vanno però messe in atto e, come detto, possono essere abbastanza complicate, soprattutto se ti trovi su una barca. Non vorrei essere il capitano della nave, il quale adesso si trova dentro questa faccenda, perché è una situazione veramente complicata. E non invidio neppure le autorità sanitarie che se ne devono occupare, perché parliamo comunque di un grosso problema».
L'intervista completa a Pietro Antonini andata in onda a Ticinonews:

