
Sei anni di carcere per entrambi. È questa la richiesta di pena formulata del procuratore pubblico Nicola Respini nei confronti di due giovani tunisini di 21 e 23 anni accusati di aver violentato – con altri due connazionali tutt’ora latitanti - una 34enne ticinese. “Una vicenda disgustosa, una storia difficile”, ha esordito il procuratore. Difficile è la vita della vittima, alcolista, con un passato psichiatrico alle spalle, emotivamente instabile. Disgustosa è la modalità con cui i quattro hanno ingannato la vittima per abusare di lei”. È la sera del 28 maggio 2011. Poco prima di mezzanotte una donna viene ritrovata seminuda su una panchina del parco Ciani. Piange. È ubriaca, visibilmente confusa. La donna viene portata al pronto soccorso. Non ricorda nulla. L’indomani racconta di aver passato la serata con quattro tunisini. Hanno fumato marijuana, hanno bevuto birra e uno strano vino. Non ricorda di aver avuto rapporti sessuali. Ma ha dolore nelle parti intime. Parte da questo blackout, da questo vuoto di memoria, l’indagine della Magistratura che porta in agosto all’arresto di due dei quattro imputati. Per il procuratore pubblico Nicola Respini, i quattro sono colpevoli di ripetuta violenza carnale e coazione sessuale commessa in gruppo. “Hanno agito per dolo diretto: hanno fatto ubriacare la loro vittima, le hanno dato da fumare, l’hanno resa inetta e poi subdolamente, a turno, hanno abusato di lei, uno dopo l’altro, come delle bestie. Senza remore”. “La donna era consenziente”, hanno raccontato in aula i due imputati, già richiedenti l’asilo. Ed è questa in sostanza la linea difensiva percorsa dagli avvocati Mattia Guerra e Pietro Simona. Per i quali “non sussistono elementi certi per dichiarare che i due sono colpevoli di violenza e coazione sessuale. Sul corpo della donna non sono stati trovati né lividi, né tracce di sangue. Mai la donna è stata minacciata. Lo prova il fatto che al momento del ricovero in ospedale la 34enne non ha mai accennato di aver subito violenza”. Di qui la richiesta di proscioglimento dai reati principali. La sentenza della corte delle Asside criminali, presieduta dal giudice Mauro Ermani, è attesa per domani. fp
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