
GastroTicino esprime soddisfazione per la netta bocciatura dell’iniziativa dell’Unione sindacale sui salari minimi, bocciata dai cittadini con una percentuale ben superiore al 70% dei voti. Per la categoria degli esercenti-albergatori, già sottoposti agli effetti negativi di una crisi economica che mette a dura prova il settore, l’iniziativa avrebbe avuto conseguenze molto pesanti. "Grazie alla campagna efficace delle associazioni padronali - sottolinea Massimo Suter, presidente di GastroTicino - ha prevalso il buonsenso; l’appello lanciato dalla nostra Federazione non è rimasto inascoltato, e per questo ringraziamo gli esercenti che si sono mobilitati e i nostri clienti".
"Il chiaro "no" a un salario minimo imposto dallo Stato, è la dimostrazione che la concertazione tra le parti funziona e non va smantellata a causa della demagogia sociale usata a fini elettorali da alcuni partiti; ristorazione e albergheria, infatti, sono già firmatarie di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che, pur necessitando di miglioramenti, ha dimostrato la propria efficacia. Il partenariato sociale rimane, quindi, uno degli elementi cardine della nostra ricchezza nazionale" scrive GastroTicino in un comunicato.
"A livello svizzero ristorazione e albergheria danno lavoro al 6% della manodopera attiva nel nostro Paese (oltre 14mila persona nel nostro Cantone). Se fosse passata l’iniziativa, non ci sarebbero state altre alternative che la riduzione del personale o l’aumento dei prezzi. Provvedimenti questi, che sarebbero stati concretizzati con molta amarezza. Ma c’è di più. L’iniziativa avrebbe avuto il risultato di sfavorire e penalizzare proprio le categorie più deboli di collaboratori, esattamente l’opposto di ciò che si prefiggevano i sindacati. Per questo motivo GastroTicino aveva detto a chiare lettere, che l’iniziativa si sarebbe rivelata un vero e proprio autogoal."
"L’iniziativa, infine, avrebbe avuto la conseguenza di attirare ancora più personale dall’estero; emblematici, a questo proposito, i titoloni dei giornali europei centrati su un "salario minimo più alto del mondo" che aveva un fascino davvero pericoloso."
"La vittoria del "no" permette ora alla nostra associazione di categoria di concentrarsi su altri importanti dossier sia a livello federale che cantonale" conclude GastroTicino. "Su tutti quello dell’IVA. In autunno saremo infatti chiamati a esprimerci sull’iniziativa lanciata da GastroSuisse "Basta con l’IVA discriminatoria per la ristorazione", che aveva raccolto oltre 119mila firme. Iniziativa lanciata in quanto oggi il cliente di un ristorante paga - per lo stesso prodotto - l’8 per cento di IVA, mentre il cliente di un take-away o di un negozio al dettaglio paga solo il 2,5 per cento di IVA. Non si capisce perché l’industria alberghiera e della ristorazione e i suoi clienti, continuino a essere tassati tre volte di più rispetto alla concorrenza. Confidiamo che lo stesso buonsenso che ha affossato in modo netto il salario minimo generalizzato, porterà i cittadini a sostenere ancora la nostra categoria."
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

