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"Ha un lavoro e non è una minaccia per la sicurezza pubblica"
"Ha un lavoro e non è una minaccia per la sicurezza pubblica"
"Ha un lavoro e non è una minaccia per la sicurezza pubblica"
Redazione
8 anni fa
Il Tribunale federale ha annullato la revoca del permesso B di un cittadino ucraino, optando per un ammonimento

Il Tribunale federale (TF) di Losanna ha recentemente annullato la revoca del permesso di dimora e la conseguente espulsione dalla Svizzera di un giovane cittadino ucraino, decisa nel gennaio del 2016 dalla Sezione della popolazione di Dipartimento delle istituzioni (DI).

L'uomo, in Svizzera da una dozzina di anni in virtù di un ricongiungimento famigliare, dal 2006 al febbraio 2016 aveva interessato a più riprese le autorità amministrative e penali. A suo carico - oltre a due multe dipartimentali, un ammonimento, 2 esecuzioni per quasi 4'500 franchi e 19 attestati di carenza beni per un totale di 37'600 franchi - risultano ripetute condanne per reati perpetrati nell'ambito della circolazione stradale, in materia di stupefacenti, contro la libertà, il patrimonio, l'onore, l'integrità fisica.

Da qui la decisione di revocargli il permesso B, confermata su ricorso anche dal Tribunale cantonale amministrativo il 12 giugno 2018. Durante la procedura davanti a quest'ultima istanza l'uomo aveva comunicato di esseri sposato con una cittadina portoghese titolare di un permesso di domicilio da cui aveva avuto un figlio e, in seguito alla decisione della Corte cantonale, si era rivolto in ultima istanza al TF.

I supremi giudici federali hanno ribaltato le conclusioni della Corte cantonale, secondo cui le ripetute condanne comminategli, se considerate nel loro insieme, potevano essere considerate gravemente lesive dell'ordine e della sicurezza pubblici, costituendo quindi un motivo più che sufficiente a limitare i diritti conferiti dall'Accordo sulla libera circolazione (ALC). "Secondo la giurisprudenza le deroghe alla libera circolazione garantita dall'ALC vanno interpretate in modo restrittivo - hanno rammentato i giudici di Mon Repos - Al di là della turbativa insita in ogni violazione della legge, il ricorso di un'autorità nazionale alla nozione di ordine pubblico presuppone il sussistere di una minaccia attuale, effettiva e sufficientemente grave di un interesse fondamentale per la società".

Nel caso in questione – ha sottolineato la Corte federale – tale minaccia non sembra più sussistere. Occorre infatti considerare "che dal compimento delle ultime azioni delittuose di cui il ricorrente si è reso colpevole la sua situazione personale e il suo atteggiamento sono mutati sotto più aspetti". L'uomo "non è più dipendente da alcool e stupefacenti e da circa due anni dispone di un impiego stabile sulla base di un contratto a tempo indeterminato, che svolge con impegno e con piena soddisfazione del suo datore di lavoro e tale attività gli sta permettendo di fare fronte ai propri debiti". Inoltre, a suo carico sono state sempre e solo comminate delle pene pecuniarie, in buona parte anche sospese, "ciò che indica che chi lo ha giudicato riteneva che la sicurezza pubblica fosse in tal modo già tutelata in maniera adeguata".

In conclusione il TF ha quindi deciso di dare fiducia all'insorgente avvertendolo "a chiare lettere" del fatto che nel caso dovesse di nuovo cadere nell'illecito, rendendosi colpevole di atti penalmente rilevanti, "si esporrà con verosimiglianza a misure di allontanamento". La Corte ha quindi accolto il suo ricorso, optando per un formale ammonimento.

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