
Il sergente ticinese Johann Cosar "ha agito per motivi onorevoli, pur avendo messo in pericolo la neutralità elvetica andando a combattere l’ISIS in Siria". Per questo motivo il Tribunale militare presieduto dal colonnello Mario Bazzi lo ha riconosciuto colpevole di indebolimento della forza difensiva del paese per ripetuto servizio straniero e ripetuto tentato servizio straniero, in violazione dell'art. 94 del Codice penale militare, condannandolo a una pena pecuniaria sospesa di 90 aliquote giornaliere da 50 franchi e a una multa di 500 franchi. Al sergente è stata concessa la sospensione condizionale per un periodo di prova di 3 anni.
Cosar e il cugino sono invece stati prosciolti dall’accusa di aver arruolato o tentato di arruolare altri cittadini svizzeri nel Syriac Military Council (SM), gruppo che aveva l’intento di difendere le popolazioni cristiane in Siria e di cui era diventato uno dei leader. Il colonnello Bazzi ha ritenuto che la semplice pubblicazione di foto e video sui social, anche se genera la reazione di eventuali interessati all’arruolamento, “non può essere ritenuta tale da aver accresciuto la possibilità di arruolamento di cittadini svizzeri”. Inoltre “spiegare il tragitto per andare in Siria non rappresenta degli atti punibili, semmai sarebbero degli atti preparatori non punibili”. Agli atti, dunque, non figura nulla che possa far pensare l’arruolamento anche per dolo eventuale.
Per quel che riguarda il suo servizio nell’SMC (riconosciuto come esercito straniero) non vi era invece uno stato di necessità tale da giustificare il suo arruolamento. “Questa corte non è convinta che si sia arruolato spinto dal timore per la propria vita – ha affermato Bazzi - La sua colpa non è lieve ma media e l’aver assunto un profilo molto alto a livello mediatico, ha messo in pericolo la neutralità elvetica”. Tuttavia “questo Tribunale non può restare insensibile a questa particolare situazione: Cosar è andato in Siria per motivi umanitari, o almeno per far sapere alla comunità siriaca cosa succedeva laggiù. Non è stato lui a cercare la guerra civile, ma si è trovato coinvolto e ha difeso una comunità che già in passato ha subito una pulizia etnica. Ha combattuto contro le milizie del l’Isis, riconosciute da tutti come movimento terroristico”.
Il sergente ha dunque agito per motivi onorevoli, ai sensi dell’articolo 42, e ciò consente di attenuare la pena rispetto alla richiesta dell'accusa, promossa dall'uditore Roberto Colombi, ovvero una condanna a 180 aliquote sospese e una multa di 2200 franchi. “Ma attenzione – ha ammonito Bazzi - Questo non è un lasciapassare per chiunque voglia andare a combattere lo Stato islamico”.
Cosar dovrà farsi carico di un terzo delle spese processuali, pari a 3'293,60 franchi. I due terzi restanti (2'293,60) sono stati posti a carico della Confederazione. Probabile il suo ricorso in appello.
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