
L’ottava edizione del Festival Endorfine si è aperta ieri sera con il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Sono stati tanti i temi toccati: dal dramma di Crans Montana alla crisi diplomatica con l’Italia fino alle negoziazioni sui dazi con Donald Trump. Un’intervista moderata da Sacha Dalcol che è iniziata con una sorpresa: il cappellino ormai divenuto simbolo con la scritta «Switzerland - great since 1291». Cappellino a parte, Un Guy Parmelin in formato istituzionale in quelle vesti che lui rappresenta: da presidente dell’Esecutivo federale.
"Non state perdendo troppo?"
Detto ciò, Parmelin si è sbilanciato quando si è parlato del nostro Cantone e della perequazione finanziaria, ovvero quei 112 milioni che il Ticino riceverà dall’Amministrazione federale. Una cifra che, al netto di altri Cantoni, fa discutere. Parmelin, senza mezzi termini in un’altra intervista a margine della serata, respinge al mittente le critiche: «Forse l'accordo non è soddisfacente per il Canton Ticino, ma si tratta di una questione intercantonale tra il Ticino e gli altri Cantoni. La Confederazione non può decidere autonomamente di dire: 'Vogliamo favorire maggiormente il Canton Ticino'. Questo significherebbe svantaggiare gli altri Cantoni. E poi, lo dico gentilmente ai nostri amici ticinesi: in questo genere di situazioni bisogna anche chiedersi: 'Non stiamo spendendo troppo?'. E questa è una domanda che ogni Cantone deve porsi».
Altre frecciate al Ticino
Non finisce qua, perché Parmelin, durante la serata, ha punzecchiato nuovamente il Ticino, questa volta sul blocco dei ristorni: «Siamo delusi da questo modo di agire», ha detto. «Dà un’immagine negativa del Cantone» invitando successivamente il governo ticinese a far sentire la propria voce nelle sedi opportune. «Non posso dire che il Ticino sia discriminato», ha poi rimarcato. Insomma, un’esortazione alla presa di coscienza e al mea culpa.
Il ricordo di Crans-Montana
Sul caso Zali, invece, non si esprime, così come rimane vago sulla possibile alleanza tra Lega e UDC. Allargando gli orizzonti, non è mancato poi il ricordo al dramma di Crans-Montana e delle sue implicazioni sul piano diplomatico con l’Italia: «È stato un momento drammatico, estremamente doloroso per le famiglie. Molti hanno perso un figlio. Abbiamo avuto alcune tensioni con l'Italia riguardo al modo in cui la giustizia ha affrontato la questione. Abbiamo spiegato che siamo anche legati al principio della separazione dei poteri. La situazione si è calmata, ma abbiamo anche cercato di spiegare e dimostrare tutta la buona volontà possibile».
...e sui dazi
Spostandosi all’estero, il presidente della Confederazione ha poi sottolinea il buon lavoro svolto con gli Stati Uniti sui dazi doganali: «Abbiamo cercato di convincere gli Stati Uniti che, innanzitutto, non era accettabile ed era esagerato. Se volevano reindustrializzare il loro Paese e fare in modo che il deficit della bilancia commerciale si riequilibrasse, non era una buona soluzione punire con delle tasse i prodotti svizzeri. La soluzione giusta, per il momento, è questa dichiarazione congiunta, con un tetto del 15% complessivo. Gli Stati Uniti rispettano questo, noi rispettiamo quello e cerchiamo di trovare un accordo stabile sul lungo periodo». Insomma, come abbiamo detto poco fa, un presidente della Confederazione nel suo abito più istituzionale parlando del periodo intenso trascorso a capo del Governo e che ha deciso brevemente di toglierlo quando si è sbilanciato sul Ticino.

