
È notizia di questi giorni: il presidente russo Vladimir Putin ha firmato il decreto con il quale la Federazione bloccherà le esportazioni di petrolio verso i Paesi che utilizzano il ‘price cap’. Il divieto di approvvigionamento di petrolio sarà effettivo dal 1° febbraio, mentre il governo russo dovrà fissare la data per il divieto di forniture di prodotti petroliferi. Ma quali effetti avrà sul Ticino questo nuovo capitolo del conflitto? Ticinonews lo ha chiesto a Paolo Righetti, presidente della sezione ticinese di Swissoil.
Com'è la situazione in Ticino alla fine di un 2022 burrascoso?
“È un 2022 burrascoso anche in termini locali. Attualmente la situazione vede dei prezzi leggermente più bassi rispetto a poco tempo fa, ma che restano comunque alti per la media degli ultimi anni. Per i consumatori è quindi complicato gestire le attuali tariffe”.
Parliamo sia di benzina sia di gasolio da riscaldamento. Come si stanno muovendo i clienti? Continuano a centellinare i rifornimenti aspettando e sperando in tempi migliori o si sono rassegnati?
“Le vendite sono più basse rispetto al solito, perché i prezzi sono alti e quindi i consumatori acquistano il minimo indispensabile; in questo modo ottengono una media dei prezzi con cui possono minimizzare il rischio dato dall’attuale situazione del mercato. Inoltre, quest'anno non sta facendo freddo e quindi non c'è il consumo che abbiamo avuto negli inverni passati”.
Siete preoccupati per l'anno che verrà, vista la situazione internazionale? La guerra pare non essere intenzionata a terminare, con tutte le ripercussioni del caso…
“La preoccupazione è a livello generale, in quanto non c'è un settore risparmiato dall'attuale volatilità. Per quanto riguarda il nostro ambito, noi vendiamo un prodotto necessario sia da un punto di vista industriale sia per il benessere del singolo cittadino, e questa preoccupazione si riflette poi sui consumi, perché dobbiamo assicurare al cliente le forniture. Abbiamo il doppio del lavoro dal punto di vista logistico ma con un minor quantitativo di volume venduto”.
Questa situazione sta spingendo molti a orientarsi sull'elettrico, sia per quanto riguarda le automobili sia per le abitazioni. Gli anni futuri vedranno un calo drastico per chi fa il vostro lavoro, ovvero rivende petrolio?
“Il trend della sostituzione dell'energia fossile non è cominciato a seguito della guerra in Ucraina, bensì era già in atto. È normale: il petrolio ha fatto il suo corso, è ancora necessario ma non è l'energia del futuro. Attualmente non ci aspettiamo però degli sbalzi di domanda in negativo rispetto a quanto non stia avvenendo negli ultimi anni, dal momento che gli installatori sul territorio sono oberati di lavoro e non possono riuscire a soddisfare un livello di ordini di troppo superiore. Si andrà avanti con il trend degli ultimi anni, con una diminuzione dell’utilizzo del petrolio, questo sì, ma non ci attendiamo un calo drastico nel corso del 2023. I fornitori di sistemi che utilizzano energia alternativa al petrolio, infatti, non riescono a soddisfare un eventuale incremento della domanda così elevato dato dall'attuale situazione dei prezzi del petrolio”.

