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Ticino
Gucci, “No alla Commissione d’inchiesta”
Gucci, “No alla Commissione d’inchiesta”
Gucci, “No alla Commissione d’inchiesta”
Redazione
7 anni fa
Il Gran Consiglio ha respinto la richiesta di Matteo Pronzini sul caso delle residenze fittizie in Ticino dei manager del gruppo Kering

Tra una frecciatina e l’altra, si è votato se assumere o meno una Commissione parlamentare d’inchiesta (Cpi) sul caso delle residenze fittizie in Ticino dei manager del gruppo Kering. Ma, il Gran Consiglio ha detto “no”. Infatti, con 57 voti favorevoli e 25 contrari il Parlamento ha approvato le conclusioni del rapporto di maggioranza che chiedeva di respingere la richiesta.

La richiesta era stata presentata da Matteo Pronzini (Mps), dopo che lo stesso deputato aveva inoltrato una segnalazione al procuratore generale. Il gruppo Kering, lo ricordiamo, è finito al centro di un’inchiesta per aver evaso 1,4 miliardi di euro di imposte in Italia attraverso la Luxury Goods, non dichiarando ricavi per 14,5 miliardi. Al centro della vicenda spiccava la figura di Patrizio di Marco, infatti, ex amministratore delegato di Gucci - una delle controllate del gruppo - che in Ticino godeva di un forfait fiscale, avendo disposto di una residenza fittizia a Paradiso dal 2010 al 2014, quando in realtà risiedeva a Milano. Matteo Pronzini ha dunque presentato decine di atti parlamentari negli anni.

Durante la seduta del Gran Consiglio, il deputato MPS ha sottolineato come “le uniche notizie che disponiamo arrivano dai media”. Ma Michele Guerra (Lega) ha ribadito che a nome della Sottocommissione delle finanze, “non rappresenta un evento di grande portata istituzionale”. E ha sottolineato: “Non vi sono elementi per dubitare dell’agire dello Stato e delle nostre autorità. Viene a mancare la condizione di grande portata istituzionale, la cui presenza doveva essere dimostrata dalla Sottocommissione per poter aprire una CPI”.

In aula solo la sinistra ha tentato di rivendicare la necessità di una CPI, attraverso dure prese di posizioni. “Il rischio è quello di compromettere l’immagine del Ticino agli occhi non solo del resto della Svizzera, ma anche a livello internazionale” ha spiegato Ivo Durisch, capogruppo del PS e Nicola Corti, collega di partito, ha aggiunto: “L’impressione è che la maggioranza voglia nascondere la polvere sotto il tappeto”. In ogni caso, l’ala progressista si è vista rispondere che “non sussistono i presupposti per parlare di un inganno alle autorità, anzi”.

Prima del voto, Michele Foletti (Lega) ha precisato che "danni allo Stato non ce ne sono stati”.

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