
Francia e Italia hanno vincolato l’accesso ad alcuni luoghi di svago e a mezzi di trasporto alla presentazione del “Green pass”, l’attestato di vaccinazione, tampone negativo o guarigione dal Covid negli ultimi sei mesi che corrisponde al nostro certificato Covid. E se la Svizzera decidesse di emulare i suoi vicini, imponendo in molte situazioni la presentazione di questo documento? Teleticino è scesa nelle strade per chiedere ai ticinesi cosa ne pensano. I pareri, come prevedibile, sono molto contrastanti. Ne abbiamo raccolto qualcuno.
“Su questa storia sono alquanto scettica”, commenta una gerente di bar. “Spero che in Svizzera non ripetano questa sciocchezza”.
Fra gli intervistati, c’è chi vede nell’accesso condizionato al possesso del certificato un modo per evitare di chiudere nuovamente tutto: “Di base sono d’accordo”, spiega un commerciante. “Chiaro, molti ristoratori potrebbero trovarsi in difficoltà, ma piuttosto che chiudere di nuovo, beh, io allora dico sì. Non possiamo più permetterci un’altra chiusura dei negozi”.
Se fra gli esercenti le opinioni divergono, lo stesso si può dire per la cittadinanza. “No, assolutamente no!”, commenta categorica una signora. E sulla scelta italiana, “è una stupidata! Proprio una stupidata. La gente deve essere libera di decidere di vaccinarsi o meno”. Stessa sicurezza, ma sul fronte opposto, per un’altra intervistata: “Sì, assolutamente. Io, per esempio, sono un’appassionata di hockey e andrò molto volentieri alle partite sapendo che, intorno a me, tutti sono sicuri come me”. “È vero”, rincara l’accompagnatrice. “Anche io, se dovessi andare a un concerto o a un evento, vorrei avere intorno a me solo persone vaccinate”.
Il giro di voci completo nel servizio di Teleticino:
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