
Il divieto del burqa in Ticino si sta rivelando un non problema. Al contrario di certe previsioni apocalittiche, i turisti arabi non stanno affatto snobbando il nostro Cantone, ma al contrario fanno registrare arrivi e pernottamenti in crescita. E anche quei pochi che tra loro ancora non erano al corrente della nuova norma, vi si sono adeguati senza fare storie.
"E forse quando torneranno a casa penseranno a quel piccolo pezzo di libertà che è stato concesso loro nel sud di questo piccolo Paese nel mezzo dell'Europa" scrive l'editorialista della Sonntagszeitung Bettina Weber in un lungo articolo odierno di elogio al divieto ticinese. "E forse ripensando all'aria e al sole che hanno potuto sentire sulla propria pelle, ne saranno felici. O forse malinconiche, perché riconosceranno che è possibile vedere il mondo così com'è, e non solo attraverso una piccola finestrella. Riconosceranno che è possibile essere considerate come una persona e non come un oggetto senza volto. E forse questo darà coraggio alle donne per ribellarsi a questa imposizione."
"Invece di definire i ticinesi come dei razzisti o degli intolleranti" prosegue Bettina Weber, "dobbiamo congratularci con loro per il coraggio dimostrato. Si potrebbe dire che sono all'avanguardia. E si potrebbe pensare a come sarebbe se tutti i Paesi occidentali ne seguiressero l'esempio. Se tutti i governi dicessero ai turisti arabi: non tolleriamo che le vostre donne siano depersonalizzate, non tolleriamo che vadano in giro per le nostre strade come dei fantasmi neri senza identità. In questo modo l'Occidente direbbe: consideriamo il vostro apartheid nei confronti delle donne inaccettabile come l'apartheid di un tempo in Sudafrica. E siamo pronti a boicottarvi, così come abbiamo fatto con il Sudafrica. Non vi possiamo prescrivere come dovete comportarvi nei confronti delle donne nei vostri Paesi. Ma vi possiamo vietare di praticare questi comportamenti da noi."
Secondo l'editorialista della Sonntagszeitung "sarebbe un segnale di umanità, di empatia e di solidarietà", nei confronti di tutte le donne del mondo. E quindi Weber conclude sottolineando che il Ticino questo segnale l'ho già mandato: "Grazie".
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