
Viscom, l'associazione di categoria dell'industria grafica ticinese, è soddisfatta solo a metà dell'esito delle trattative intavolate un paio di anni fa con il Cantone per regolamentare la concessione di appalti pubblici nel settore. Perché se il direttore del DFE Christian Vitta ha accolto le richieste dell'associazione, lo stesso non si può dire per il direttore del DECS Manuele Bertoli.
"Se si considera che il Dipartimento finanze ed economia di Christian Vitta, che ringraziamo, ha in sostanza accettato tutte le nostre rivendicazioni" afferma su La Regione di oggi il direttore di Viscom Stefano Gazzaniga, dal Dipartimento educazione, cultura e sport di Manuele Bertoli "si è ottenuto troppo poco."
Gazzaniga esprime malcontento per il mancato invito a chi gode di finanziamenti pubblici a rivolgersi ad aziende che sottostanno a un Contratto collettivo di lavoro e perché la nuova regolamentazione continua a consentire agli enti sussidiati, "come per esempio il Max Museo", di varcare il confine per stampare all'estero.
Alcune richieste dell'associazione sono state accolte, come "la possibilità di acquistare la carta direttamente dalle tipografie" o "l'utilizzo incondizionato del logo Stampato in Ticino", spiega Gazzaniga. Ma per quanto riguarda le sovvenzioni versate a chi organizza manifestazioni culturali, che sottostanno al DECS, la nuova regolamentazione non va nella direzione auspicata da Viscom.
"Grazie a Vitta oggi il Cantone è orientato verso il sostegno dell'economia ticinese" dichiara Gazzaniga. "Mi pare però che il DECS viva un po' nel suo mondo. Un mondo di cultura senza confini, né regolamenti e nel quale si può fare quello che si vuole."
Il direttore di Viscom intende "tornare alla carica" e nel contempo sensibilizzare gli enti che non sottostanno al DECS.
Manuele Bertoli, anche lui interpellato da La Regione, afferma dal canto suo di condividere "l'interesse di salvaguardare la piazza economica ticinese anche per quanto concerne il settore della grafica."
"Tuttavia quel regolamento è pensato per regolamentare la cultura" e non per questioni economiche, aggiunge il direttore del DECS, sottolineando che "gran parte di quanto prodotto oggi, viene prodotto in Ticino."
"In casi ben specifici non si stampa sul territorio cantonale per ragioni ben evidenti" spiega ancora Bertoli. "Penso per esempio ai cataloghi delle mostre d'arte. Le ditte italiane garantiscono anche una rete di distribuzione sul loro territorio che le aziende locali non possono garantire. E non va dimenticato che il pubblico di queste manifestazioni viene in gran parte da Oltreconfine."
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