
Helen Keller, giudice svizzera alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, l’aveva toccata piano dalle colonne del SonntagsBlick: interpellata dal foglio zurighese in merito all’iniziativa UDC sull’autodeterminazione, la giurista aveva affermato che non si sarebbe nemmeno dovuto votare perché andava dichiarata nulla in quanto non rispetta il principio di unità di materia.
"Il testo dell'iniziativa comprende cinque articoli che intervengono in punti molto differenti della costituzione", aveva affermato ieri Keller, che è anche professoressa di diritto pubblico e diritto europeo all'Università di Zurigo. Ma "il cittadino può esprimersi solo sull'intero progetto": non può quindi decidere se accettare o respingere i vari elementi.
La giudice aveva puntato il dito anche contro il Parlamento elvetico, ‘reo’ di aver “chiuso entrambi gli occhi” e aveva avvertito: "Le iniziative sono diventate vacche sacre”. La proposta UDC, cioè, comporterebbe la "nuova negoziazione di migliaia di convenzioni internazionali". Secondo la giurista, inoltre, l'iniziativa, nonostante il titolo che porta non è rivolta contro i giudici stranieri, bensì conto il TF.
Le bordate di Keller, che nel 2020 terminerà il suo periodo di nove anni a Strasburgo, non sono ovviamente piaciute al consigliere nazionale democentrista Marco Chiesa, che ha voluto replicare alla 54enne giurista impugnando il Messaggio del Consiglio federale del 5 luglio 2017 sull’iniziativa stessa, in cui si legge che “L’iniziativa UDC rispetta l’unità della materia, i singoli elementi presentano un nesso intrinseco e riguardano un’unica tematica: la posizione del diritto internazionale nell’ordinamento giuridico svizzero e perseguono pertanto il medesimo obiettivo”.
"Mi infastidisce che che Keller abbia usato questi argomenti (1. L'iniziativa non rispetta l'unità di materia; 2. Il parlamento ha chiuso gli occhi; 3. Le iniziative popolari sono diventate delle pericolose vacche sacre) quando il Messaggio del Consiglio federale dice esattamente il contrario - esordisce Chiesa - Sotto il profilo dell'unità della materia non è necessario perdere troppo tempo per rispondere al fumogeno della giurista. Il Consiglio federale ha confermato a chiare lettere nel suo Messaggio del 5 luglio 2017 che, in merito a questo aspetto, non vi è nulla da eccepire. L’iniziativa rispetta l’unità della materia".
"Un paio di parole in più meritano, al contrario, le considerazioni espresse sul Parlamento e sulle iniziative popolari. Un Parlamento che, a suo avviso, non ha volontariamente voluto vedere quello che lei pretende di aver visto. È grave che la giudice di Strasburgo lasci strumentalmente planare queste sue speculazioni di miopia sebbene lo stesso Consiglio federale sconfessi la sua tesi. Ed è gravissimo che spari a zero sul diritto d’iniziativa svizzero. Le iniziative popolari devono rimanere lo strumento a mezzo del quale Popolo e Cantoni possono autodeterminarsi e mantenere l'ultima parola. Grazie alla nostra democrazia diretta possiamo rimanere un Paese libero e indipendente. Non sono sorpreso tuttavia da questi atteggiamenti: sono tipici delle élites intellettuali ed economiche a cui la democrazia diretta svizzera non piace", conclude il consigliere nazionale.
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