
Tetti sfondati, allagamenti, auto distrutte, lucernari a pezzi. A una settimana della grandinata che ha colpito il Locarnese, per molti residenti la situazione resta ancora difficile, soprattutto per coloro che hanno dovuto lasciare le loro case, rese inagibili dal ghiaccio e dall’acqua. Tra i numerosi residenti ci sono Danilo, che abita a Locarno con la famiglia, ed Elena, che ha casa a Solduno. “È stata un’esperienza traumatica, non si è mai vista una cosa del genere”, racconta Elena. “La grandine ha distrutto praticamente tutto, i tetti, i cancelli, le persiane, i balconi, i giardini”. Elena ripercorre i momenti quando tutto è iniziato. “Venerdì notte l'acqua è entrata in casa. Grazie all’aiuto dei vicini l’abbiamo aspirata. Il giorno dopo, con la luce, ci siamo spaventati perché c'erano mucchi di grandine, fango, sassi e foglie per terra. Non sapevamo da che parte iniziare. I genitori di un mio caro amico hanno dovuto abbandonare la casa perché si è rotto il lucernario del tetto e l'acqua è entrata come un fiume, percorrendo i tre piani dell’abitazione. Hanno dovuto evacuare”.
Anche per Danilo è stata un’esperienza che non dimenticherà tanto facilmente. “La sera che è successo eravamo in casa, abbiamo iniziato a sentire gli scoppi delle tegole sul tetto, con la bambina piccola che era spaventata. Poi è iniziata a scendere l'acqua nel piano abitabile ed è andata da tutte le parti, usciva anche dagli interruttori della corrente, abbiamo subito pensato alla sicurezza. La mattina dopo ci siamo recati in diversi negozi per cercare dei teloni. Pioveva tutto il tempo e abbiamo fatto una copertura provvisoria”.
In attesa della perizia dell’assicurazione
Con una copertura montata nel meglio delle loro possibilità e in attesa della perizia dell’assicurazione per poter procedere con dei lavori di messa in sicurezza, Danilo e famiglia non possono far altro che attendere, sperando che le cose non peggiorino. “Al momento la casa è coperta con dei teloni di fortuna, stiamo aspettando l’ok da parte dell'assicurazione”, spiega Danilo. “Abbiamo telefonato continuamente per sollecitare per avere almeno una ditta sul tetto e per mettere in sicurezza in vista delle prossime piogge. Se dovesse ancora piovere, avremmo un danno ancora più grave. Siamo riusciti a mettere in sicurezza le cose principali, ma purtroppo non abbiamo ancora una risposta per quello che riguarda la casa, che è il danno più grosso. Abbiamo perso anche entrambe le macchine. Adesso siamo provvisoriamente da parenti, ma stiamo cercando qualcosa di più duraturo perché la riparazione durerà mesi”.
La sensazione di abbandono
Anche a Solduno, i segni delle intemperie sono ancora chiaramente visibili. Elena racconta di giorni difficili, conditi dall’amaro in bocca provocato da una sensazione d’abbandono. “Quello che abbiamo notato nei giorni successivi è che non c'è stata una coordinazione per la copertura dei tetti. Ognuno di noi ha chiamato il primo carpentiere che trovava. Arrivavano carpentieri da tutto il Ticino, alcuni persino dal Mendrisiotto. Passavano di casa in casa, ma su chiamata. Certe case sono quindi rimaste anche tre giorni senza teloni. Abbiamo chiesto anche al comune se fosse possibile inviare alcune benne da mettere in posti strategici. Ci hanno detto di no, che dobbiamo pensarci noi a farle arrivare. Ci siamo sentiti abbandonati”.
Il bilancio della Protezione civile
Per i Comuni colpiti, polizia, pompieri e protezione civili sono stati giorni molto intensi. Gli interventi sono stati tanti e sono state necessarie anche delle evacuazioni. Per il sostituto comandante della Protezione Civile di Locarno e Vallemaggia Patrick Arnold è stato un fine settimana intensissimo. "Sabato sera la protezione civile di Locarno e Vallemaggia è stata interpellata dalla polizia comunale di Locarno vista la gravità dell'evento: alcune abitazioni dovevano essere evacuate. I danni strutturali ai tetti e l'acqua annunciata nelle ore successive non garantivano più una sicurezza agli inquilini. A Locarno si è trattato di due palazzine in via Nessi e in via Vallemaggia. Qui è stata sfollata un'ottantina di persone. La protezione civile ha dato una mano per trovare delle soluzioni e ha accolto quelle persone che non hanno trovato degli alloggi alternativi. È stato il caso ad Arcegno la prima notte, dove c'era una colonia con 60 ospiti, di cui 18 diversamente abili. Li abbiamo presi a carico e li abbiamo accompagnati in uno dei nostri impianti a Minusio".

