
Il lupo pesa sul Cantone per quasi 900mila franchi e i costi indiretti a carico degli allevatori sono pari a più di 3 milioni. Cifre ricavate dai dati forniti dai vari uffici cantonali e presentate questa sera all’assemblea annuale dell'Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori. E quest’anno – secondo il vicepresidente Sandro Rusconi – rischiano di esserci una novantina di esemplari circolanti a causa di abbattimenti insoddisfacenti. «È vero che il lupo è un animale difficile da stanare, però al giorno d'oggi ci sono anche delle tecnologie che ci possono aiutare», spiega Rusconi a Ticinonews. «Mi riferisco ad esempio ai droni con le camere termiche, i quali possono perlomeno indagare e permetterci di sapere se il branco si trova in una determinata zona e se vale quindi la pena di appostarsi di notte o meno». Inoltre «anche l'ausilio dei cacciatori dovrebbe essere implementato. Adesso abbiamo sentito che finalmente verrà attivato un sistema più consono e i cacciatori volontari non verranno lasciati allo sbando, ma saranno spesati e protetti giuridicamente in caso di errore».
Un tema sentito
L'associazione è presieduta da ormai sette mesi da Roberta Soldati, che dopo una petizione e la manifestazione di ottobre contro l'abbandono degli alpeggi, rileva una sensibilità diversa tra i cittadini sul tema del lupo. «La popolazione tutta sta cominciando a prendere coscienza che questa gestione incontrollata dell’animale ha delle conseguenze nefaste non solo sul settore dell'allevamento, ma a cascata anche in tutti gli altri ambiti», spiega Soldati. «Laddove le aziende cessano la loro attività, infatti, abbiamo famiglie che hanno fatto ingenti investimenti che rischiano di andare persi».
La strategia a livello svizzero
Per quanto riguarda il futuro, l'associazione sarà impegnata anche con le autorità, dopo l'accettazione di due mozioni ticinesi a livello federale. «In Svizzera verrà stabilito il numero massimo di lupi e qui la nostra associazione avrà un lavoro molto, molto importante da fare nei prossimi due anni: andare a stabilire qual è il numero massimo di esemplari che possono essere presenti nel nostro cantone». La strategia lupo svizzero «prevede infatti che nei cantoni della Svizzera sud orientale - la quale comprende San Gallo, Grigioni e Ticino - vi siano un minimo di tre branchi per salvare la specie. Potrebbe dunque anche risultare che in Ticino non è necessaria la presenza del grande predatore», conclude Soldati.

