
L’aggregazione del Bellinzonese è sicuramente un tema di grande rilievo che chiamerà alle urne un numero importante di cittadini ticinesi. Eppure il dibattito, dal profilo mediatico, sembra passare sottotono. Abbiamo così chiesto un parere al sindaco di Bellinzona, Mario Branda.
Signor sindaco, non ritiene che questo progetto aggregativo stia generando un dibattito sotto tono, magari sinonimo di scarso interesse?
Non credo che il dibattito sia sotto tono, penso che questo sia un problema relativo ai media, mentre per quel che riguarda la popolazione dei comuni interessati si è riscontrata una più che buona presenza alle serata informative. Inoltre il fatto che tutti i municipi coinvolti si siano dichiarati favorevoli all’aggregazione credo sia stato fondamentale per rassicurare il cittadino e ridurre le polemiche lasciando spazio al dibattito e alla critica costruttiva.
Come interpreta l’assenza di voci contrarie? significa forse che sono tutti d’accordo?
Le voci contrarie ci sono state, ma evidentemente nessuno si è ancora fatto sentire sui media. Ripeto, credo che questo sia dovuto al fatto che tutti i municipi si siano detti favorevoli al progetto. Altrettanto importante per smorzare le voci contrarie è stato il gran lavoro svolto, anche informalmente, presso la popolazione ed i gruppi. Abbiamo parlato direttamente, per fare qualche esempio, con i patriziati e le parrocchie spiegando accuratamente il nostro progetto. Credo quindi che sia stato questo approccio vicino al cittadino a tranquillizzare la popolazione facendo sì che non si levasse un fronte di contrari.
Il progetto è particolarmente vasto dato il numero di comuni coinvolti e tocca innumerevoli temi. Quali sono secondo lei i principali vantaggi?
I vantaggi principali sono due e sono connessi tra loro, parlo della questione economica e della capacità organizzativa.
L’economia del bellinzonese, come quella del Sopraceneri in generale, è notoriamente più vulnerabile rispetto ad altre aree del Cantone. La politica deve evidentemente impegnarsi maggiormente per ridurre questo divario e rendere la regione più competitiva. L’aggregazione permetterà di rendere il nuovo Comune più solido finanziariamente anche grazie all’importante contributo finanziario del Cantone. Questa maggiore stabilità permetterà di diminuire la dipendenza della regione dai flussi perequativi. Voglio però dirlo chiaramente, non ci si deve aspettare un moltiplicatore basso come a Lugano, stimo infatti che questo si situerà tra il 88-92%.
Dicevo anche della maggiore capacità organizzativa del futuro Comune: avere 17 comuni aggregati, una prima svizzera!, permetterà di lanciare con maggiore forza progetti che tocchino in pratica un intero distretto così da poterlo rilanciare e rendere la regione economicamente più competitiva.
Ci sono evidentemente delle problematiche da risolvere, quali sono secondo lei i principali nodi che il futuro Comune dovrà affrontare?
La questione è complessa, ma ritengo che in termini generali sia necessari lanciare alcuni progetti fondamentali a breve, medio e lungo termine. Tutti devono essere portati avanti parallelamente ed il prima possibile così da essere pronti a discuterli e metterli in opera appena il nuovo Comune sarà formato.
Sono dell’avviso che a breve termine la prima questione da affrontare siano i rapporti tra il Municipio, il centro ed i nuovi quartieri. Bisogna evitare gli errori fatti a Lugano e garantire la comunicazione tra il centro ed i quartieri, come pure la connessione tra quartiere e quartiere.
A medio termine dobbiamo porci obiettivi importanti. Il Canton Ticino sta cambiando e sta diminuendo l’importanza del ruolo della finanza. Sono quindi convinto che per rilanciare il bellinzonese si dovrà puntare su due aspetti prioritari: l’offerta biomedica ed il turismo. L’IRB è una realtà importante e deve fungere da esempio, bisogna quindi spingere in quella direzione, attirare nuovi partner e nuove realtà nel campo della ricerca. Il turismo invece non è una realtà nuova per Bellinzona, ma negli ultimi anni è stato trascurato. Urge quindi investire in questo senso e sarà più facile farlo come Comune unico anche per estendere l’offerta all’intero distretto.
A lungo termine è imperativo affrontare già fin d’ora la questione dell’evoluzione demografica. Bisogna infatti prepararsi all’invecchiamento della popolazione che, si stima, avrà un picco verso il 2030. Non credo che la risposta a questo fenomeno sia spingere i nostri anziani nelle case anziane, piuttosto bisogna creare dei nuovi servizi più vicini all’anziano. Parlo di appartamenti protetti, ma anche di risolvere questioni più terre-à-terre che toccano da vicino chi decide di rimanere a casa. Per esempio lo smaltimento dei rifiuti: è evidente che non tutti gli anziani riescano a raggiungere il deposito rifiuti, bisogna quindi cercare soluzioni confacenti.
PG
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