
Una seconda opposizione è stata inoltrata contro il progetto di ristrutturazione da 50 milioni del Grand Hotel di Locarno. Dopo quella inoltrata dall’Hotel Belvedere Locarno SA, a opporsi è la Società ticinese per l’arte e la natura (STAN). Pur condividendo il desiderio di riaprire e restituire alla regione un edificio da troppi anni abbandonato, la società contesta una serie di carenze nella domanda di costruzione e fa valere il principio per la tutela dei monumenti storici.
Le problematiche
L’edificio, ricorda la Stan in una nota, rientra nell’inventario svizzero dei beni culturali d’importanza nazionale ed è un bene culturale di interesse cantonale. Per il suo restauro si impone quindi l’applicazione dei Principi per la tutela dei monumenti storici. L’associazione ha inoltre rilevato carenze nella domanda di costruzione e discordanze tra progetto e norme. “La domanda di costruzione in oggetto”, si legge, “è lacunosa in merito agli obiettivi e alla tutela del monumento in tutte le sue complesse manifestazioni che lo rendono degno della massima protezione stabilita dalla legge. Già questo aspetto rende necessario che l’istante sia invitato a fornire in modo sufficientemente dettagliato questi contenuti. Sembra infatti che la conservazione si limiti agli elementi esterni e uno stretto restauro di opere pittoriche e di quelle di stucco più pregevoli. Non emerge che si pensi ad una tutela dell’albergo come monumento storico nel suo insieme”.
Problemi da risolvere in conciliazione
La Stan ribadisce infine di confidare nella possibilità di trovare soluzioni che rispettino “la sostanza storica dell’edificio e del suo parco, permettendone un utilizzo conforme al suo alto valore culturale”. Ha quindi chiesto, conformemente alla Legge edilizia, che l’istante, in questo caso il gruppo immobiliare Artisa, “sia invitato ad approfondire questi aspetti problematici”. Aspetti che potranno essere esaminati e discussi nell’ambito di un esperimento di conciliazione.
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