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Bellinzona
Gran Consiglio, è il giorno del Preventivo 2024
©Gabriele Putzu
©Gabriele Putzu
Redazione
3 anni fa
La discussione sul Preventivo 2024 è iniziata oggi in Parlamento. Presentati tre rapporti: due di minoranza e uno di maggioranza. Le diverse forze politiche esprimono il loro punto di vista sulle misure finanziarie, con alcuni partiti insoddisfatti delle proposte e altri preoccupati per le conseguenze sul settore dell'educazione.

Dopo 4 mesi di discussioni e polemiche, è iniziata oggi la lunga discussione sul Preventivo 2024. Sul tavolo del Parlamento sono approdati tre rapporti: due di minoranza (uno del PS e uno dell’UDC) e uno di maggioranza, frutto di un accordo faticosamente trovato tra PLR, Lega e Centro. Un accordo che ha peggiorato il deficit a -122 milioni, ossia 27 milioni in più rispetto a quanto presentato dal Consiglio di Stato. Il rapporto di maggioranza, ricordiamo, prevede lo stralcio del taglio ai sussidi di cassa malati da 16,5 milioni proposto dal Consiglio di Stato. Viene invece mantenuto il contributo di solidarietà del 2% richiesto ai dipendenti pubblici con stipendi superiori ai 60 mila franchi annui. L'accordo resta tuttavia fragile e ogni partito cercherà di modificare le sorti del preventivo con diversi emendamenti. La discussione oggi in aula ha visto l'intervento di numerosi interlocutori, dove le diverse forze politiche hanno espresso il proprio punto di vista sulla politica finanziaria cantonale. E non sono mancate metafore e storielle fantasiose.

Guerra: "Se non tiene la maggioranza, torniamo alla deriva"

A esordire è stato il presidente della Commissione della gestione Michele Guerra (Lega), che ha lanciato un appello all'unità: "Se questa maggioranza terrà, una nave esce dal disorientamento e si appresta ad attraccare in un porto sicuro di avere un preventivo approvato. Come diceva un grande pensatore, la politica senza parola data è come un edificio senza fondamenta. Pertanto se un accordo per il preventivo c'è stato, l'augurio è che in questo caso venga rispettato. Dovesse oggi saltare questo accordo tra chi è momentaneamente al timone, non attraccheremo più al porto della stabilità, con un preventivo approvato, ma con tutto l'equipaggio a bordo: non solo noi politici, ma con tutto lo Stato. Accetteremmo volontariamente e poco responsabilmente di essere risucchiati tra i turbinii nel mare mosso dell'incertezza politica, del caos, della mancanza di capacità nel cercare e accettare convergenze, e torneremmo alla deriva".

Durisch: "Il caos è fuori, non nel Parlamento"

Il capogruppo socialista e relatore di minoranza Ivo Durisch ha criticato sia le misure proposte dal Governo sia quelle proposte nel rapporto di maggioranza, che ha giudicato ancora più gravi. "In merito ai risparmi sul personale degli istituti sociali, in Commissione della gestione sono arrivate molte lettere, alcune con richieste di audizione, sinonimo di un malessere e di una contrarierà alle misure diffuso su tutto il territorio. Il caos è fuori, non è dentro nel Parlamento o nella maggioranza del rapporto. Un malcontento che ha riempito la piazza più volte e che il rapporto di maggioranza non ha saputo ascoltare. Forse al tavolo bisognava mettersi anche con loro. Sull'altare degli sgravi ancora una volta sono stati sacrificati i dipendenti, i docenti e con loro gli allievi. Sull'altare degli sgravi sono stati sacrificati i più fragili, con misure irresponsabili all'insegna della responsabilità dei conti. Peccato che quando si trattava di votare la riduzione dell'aliquota per le persone facoltose non è stata applicata la stessa responsabilità finanziaria".

Galeazzi: "Rischiamo di fare 'puff'"

Il secondo rapporto di minoranza è, come detto, targato UDC. I democentristi bocciano infatti le proposte della maggioranza per motivi opposti ai motivi della sinistra. Secondo il partito per equilibrare i conti non è stato fatto abbastanza. Il deputato Tiziano Galeazzi ha quindi fatto un'analogia con gli anfibi parlando dei conti dello Stato. "Quando la ranocchia si gonfia troppo, rischia di esplodere. Fa puff! Oggi non siamo distanti da questo "puff", ma nel 2025...penso che sarà l'anno della ranocchia".

Gianella: "Rischiamo di cadere e schiantarci"

La terza metafora giunge invece dalle fila PLR, partito che fa parte della maggioranza che ha trovato un accordo, senza però mai nascondere un certo malcontento nei confronti dei tagli da 16,5 milioni per le casse malati. Il PLR era infatti favorevole a tagliare, ma in misura minore. Nel suo intervento la capogruppo Alessandra Gianella è partita da una storia, che parla di un uomo che precipita da un palazzo di 50 piani. "Mentre cade, per rassicurarsi, si ripete più volte: fin qui tutto bene. E continua a ripeterselo mentre cade. Ma non è la caduta che conta, bensì l’atterraggio imminente. Oggi non è tanto diversa la situazione. Noi siamo quell’uomo, sospesi a un soffio dal suolo e dall’inevitabile impatto. Persistere nell'illusione che la nostra situazione finanziaria non sia critica, è illusorio", ha proseguito la deputata liberale. Ignorare il problema, non è più un'opzione (...). "Diciamolo in modo chiaro: il nostro gruppo non è soddisfatto né del preventivo, né dalle misure presentate, né del risultato raggiunto. Ci aspettavamo misure strutturali, per contenere la spesa, con un obiettivo a lungo termine chiaro, che avrebbe permesso e reso più digeribile la necessità di fare dei sacrifici. Non si tratta di equilibrare i conti per l'anno prossimo, ma di costruire una base solida (...). Ancora oggi ci sono state delle proteste in piazza e nessuno si aspetta degli applausi di fronte a queste misure di risparmio. Ma ricordiamoci: dei 52 milioni di competenza del Parlamento, su oltre 4 miliardi di spesa pubblica, ne sono rimasti meno di 30. O si trova il modo di risparmiare o bisognerà aumentare le imposte. E questo noi non lo vogliamo”.

Agustoni: “Il Ticino punta sull’arrivo di un salvatore miliardario”

Il terzo tassello della maggioranza, a sua volta insoddisfatto, è quello del Centro, i cui deputati non sono molto contenti delle misure a carico dei dipendenti pubblici. A prendere parola il capogruppo Maurizio Agustoni, che ha voluto paragonare il romanzo “Altezza reale” di Thomas Mann all'attuale situazione ticinese. "Il romanzo racconta le vicende dell’immaginario Granducato tedesco di Grimmburg alle prese con grandi difficoltà finanziarie. Il Granduca non sa più che fare: le casse sono vuote, le infrastrutture cadono a pezzi, i funzionari si lamentano del proprio salario e il popolo non vuole pagare imposte più alte. A togliere le castagne dal fuoco giunge il provvidenziale trasferimento a Grimmburg di un miliardario americano. Imma, la figlia del miliardario, sposa Klaus Heinrich, il fratello del Granduca. L’americano, per amore della figlia, sottoscrive quindi 350 milioni di obbligazioni del Granducato, raddrizzando la situazione. Quando l’anno scorso ho letto questo romanzo il parallelismo con la situazione ticinese mi è sembrato tanto flagrante da risultare quasi impressionante. Come nel Granducato, anche qua in Ticino si punta sull’arrivo di qualche miliardario straniero che, anche senza coinvolgimenti romantici, possa rivitalizzare le entrate del cantone".

Bourgoin: “Atteggiamento sempre meno comprensibile”

A chiudere il circolo dei partiti che fanno gruppo in Gran Consiglio ci sono stati i Verdi di Samantha Bourgoin, che fin da subito hanno bocciato le proposte della maggioranza e del Consiglio di Stato e sottoscritto il rapporto di Ivo Durisch. “Davamo per scontato che la collaborazione ex-ante per uscire dalle secche delle difficoltà finanziarie fosse stata fatta prima di lasciarsi ammaliare dal Decreto Morisoli, che ha voluto dare un corsetto ulteriore al limitato margine di manovra del Governo, già limitato dalla legge al freno al disavanzo: legge che abbiamo. Se questo non è stato fatto, allora si rende ancora meno comprensibile l’atteggiamento compiacente dei suoi sostenitori alla ricerca di un messia che garantisca la salvezza.

Vitta: “Non ci devono essere linee rosse”

A prendere parola nella giornata di oggi c'è naturalmente anche stato il Consiglio di Stato: un monito forte e chiaro alla responsabilità e un appello è arrivato dal direttore del DFE Christian Vitta, perché le misure di risanamento per il preventivo 2024 rischiano di essere solo un aperitivo. Quelle del prossimo anno potrebbero infatti essere più dolorose. “Questo scenario e queste difficoltà devono venir tramutate, al più presto, in opportunità nel rendere ognuno di noi consapevole che per far avanzare il Paese e per evitare di paralizzare l’azione dello Stato è necessario costruire un consenso allargato. Questo presuppone che nelle scelte di fondo che dobbiamo effettuare nell’interesse del Canton Ticino non ci devono essere linee rosse tracciate con pennarelli indelebili”.

Carobbio: “Non posso non prendere posizione”

Il colpo di scena del pomeriggio l'ha però riservato la direttrice del DECS Marina Carobbio, la quale ha avanzato forti dubbi sulla decisione, inserita nell'intesa firmata in Gestione, di non sostituire il 20% di tutto il personale partente, perché - è stato detto - potrebbe impattare pesantemente sulla scuola. “Le proposte presenti nel rapporto di maggioranza che toccano il personale sembrano voler colpire in particolare il settore dell’educazione, mettendo così a repentaglio un settore cruciale per il presente e il futuro di questo cantone. Se così fosse, penso che sarebbe pericoloso, se non inaccettabile. Come responsabile politica dell’educazione e della formazione del nostro cantone , non posso non prendere posizione su scelte che potrebbero intaccare la qualità della scuola nei suoi vari ordini: dalla scuola dell’obbligo, alla formazione liceale fino a quella professionale”.