
"Galoppino". È stata questa la parola più gettonata nell'aula del Gran Consiglio, oggi pomeriggio. Il Parlamento si è chinato sulla proposta di voto per corrispondenza generalizzato alle elezioni. E ancora una volta la maggioranza ha detto no. Già perchè il Gran Consiglio, nel giugno del 2007, aveva già bocciato un'idea analoga presentata da Giovanni Jelmini. Per un solo voto. Questa volta, invece, sulla stessa proposta, presentata da un'altra PPD, Nadia Ghisolfi, la maggioranza è stata leggermente più ampia, 4 voti per la precisione: 42 contrari, 38 favorevoli. A preoccupare i parlamentari che si sono opposti, soprattutto, la segretezza e la validità del voto. Detto fuori dai denti, l'obiezione di fondo è stata questa: se si potesse votare per corrispondenza, i galoppini al servizio dei partiti condizionerebbero molto più facilmente gli elettori. E c'è chi, come Attilio Bignasca, ha fatto nomi e cognomi: il PPD. Questa la replica di Giovanni Jelmini: "Attilio Bignasca, che solitamente non sembra manifestare grande rispetto per l'elettore ticinese, vuole mentenerlo sotto tutela. Per me l'elettore ticinese è sufficientemente autonomo per esprimere il suo voto in tutta libertà".Il gruppo PPD ha votato compatto a sostegno della proposta. Così come i Verdi, diversi deputati PLR, leghisti e socialisti. Ma non sono bastati.AELLE
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