
Un discorso del 1° agosto che sicuramente farà parlare, quello pronunciato oggi dal Vescovo della diocesi di Lugano, Pier Giacomo Grampa. Tanti i temi d’attualità al centro della messa celebrata davanti a migliaia di persone sul San Gottardo. A cominciare la lunga omelia una riflessione sul concetto di laicità dello Stato che, a detta di Grampa, viene troppo spesso confusa con “ripetuti attacchi ai valori spirituali” della Svizzera. Ad illustrazione di questa affermazione, il Vescovo di Lugano ha citato “le richieste di togliere ogni accenno al nome del Signore nelle carte fondamentali, il proscrivere l’inno nazionale per il suo riferimento a Dio e la sistemazione che alcuni vorrebbero dare all’insegnamento religioso scolastico, estromettendo le Chiese riconosciute dalla scuola". Oltre ai temi che toccano direttamente il ruolo della chiesa, il Vescovo non ha lesinato valutazioni su scelte politiche d’attualità: “Non basta garantire norme igieniche e sanitarie, ma occorre preoccuparsi di non favorire lo sfruttamento delle persone, l'abuso di giovani donne nel bisogno, i giri malavitosi di chi fa commercio di persone umane a scopo di lucro e di profitto vile". E come Papa Francesco, anche il vescovo ha aperto la porta alle unioni civili, a condizione che vengano distinte dal concetto di matrimonio: “noi non siamo contrari al riconoscimento di unioni civili tra persone dello stesso sesso, ma non si usi la parola matrimonio, si trovi un altro termine per indicare questa realtà che si vuole rendere legittima. Nessuno vuole alimentare campagne omofobiche, ma nemmeno cancellare distinzioni, che sono nella natura e nel buon senso.”
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