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Redazione
12 anni fa
47 comuni del Luganese si oppongono al nuovo finanziamento agli Istituti di cura proposto dal Cantone

In un comunicato odierno il Comitato esecutivo dell'Ente Regionale per lo sviluppo del Luganese si esprime sulla partecipazione dei Comuni per la copertura dei deficit dei nuovi Istituti di cura previsti dalla Pianificazione ospedaliera cantonale. Vi riportiamo qui di seguito il testo integrale:

"Il Comitato esecutivo (CE) dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Luganese (in seguito ERSL) ha preso atto con preoccupazione della proposta, contenuta nel Rapporto sulla pianificazione ospedaliera, di chiamare i Comuni al pagamento dell’80% del deficit a carico dell’ente pubblico per i nuovi Istituti di cura (art. 39 cpv. 3 LAMal).

Come vi è noto, l’ERSL riunisce 47 Comuni. L’Assemblea dell’11 giugno 2013, a larga maggioranza, ha confermato al nostro Ente il compito di rappresentare i Comuni anche sui temi di carattere istituzionale.

Il CE ha pure preso atto della discussione di questo tema nel contesto della Piattaforma Cantone-Comuni dello scorso 4 aprile. Già in quella sede, i nostri rappresentanti si sono dichiarati contrari alla ripartizione proposta sia per il principio (che comporta un aggravio per i Comuni di almeno 12-15 milioni di franchi) sia per le modalità di ripartizione dello stesso tra i Comuni che introduce una nuova quota di perequazione ad un meccanismo che mostra già evidenti criticità. Dal verbale non risulta che tra i rappresentanti del Cantone e dei Comuni si sia raggiunta un’intesa.

Anche per questo l’ERSL ritiene suo dovere prendere posizione su questo aspetto del Rapporto sulla nuova Pianificazione ospedaliera per confermare la propria opposizione alla proposta di trasferimento di un nuovo pesante onere sulle spalle dei Comuni.

A tal proposito, ricordiamo che il 16 dicembre 1997 il Gran Consiglio ha approvato il potenziamento e la ristrutturazione dei servizi di assistenza e cura a domicilio (SACD) e, soprattutto, una nuova ripartizione degli oneri e delle competenze tra Cantone e Comuni nel settore degli ospedali pubblici, gli istituti per anziani e i SACD in risposta all’iniziativa Donadini (del 18 dicembre 1988)

Con questa decisione il Cantone ha assunto a suo carico la totalità dei costi per l’EOC mentre, da allora, i Comuni hanno pagato l’80% dei costi per le Case per anziani, i SACD e i servizi d’ appoggio. In altri termini, questa decisione ha distinto chiaramente le responsabilità (almeno finanziarie) dei due ambiti (si potrebbe impropriamente parlare di «filiere»):

• il Cantone finanzia la fase ospedaliera del processo dalla malattia al recupero della salute (o di un sufficiente grado di autonomia)

• i Comuni coprono (all’80%) i costi per assicurare l’autonomia delle persone (SACD e Servizi di appoggio) rispettivamente dei servizi necessari quando l’autonomia residua non permette più un soggiorno al proprio domicilio (Case per anziani).

Questa distinzione ha, in particolare, assicurato al Cantone – e all’EOC – la possibilità di adottare riorganizzazioni e razionalizzazioni (una per tutte: il concetto di ospedale multi-sito) che hanno permesso di mantenere e forse aumentare la qualità delle cure pur controllando l’evoluzione della spesa. Un processo virtuoso che è certamente stato favorito dal fatto che i Comuni, esonerati dalla partecipazione ad 1/3 dei costi, hanno perso anche la possibilità di influenzare direttamente le scelte dell’EOC.

Le attuali discussioni attorno alle proposte della Pianificazione ospedaliera cantonale (con tanto di petizioni e raccolte di firme) lasciano facilmente intuire quali sarebbero state le difficoltà supplementari senza una chiara e netta suddivisione delle responsabilità decisionali.

È ben vero che, rispetto al 1997, la «fattura ospedaliera» a carico del Cantone non comprende più soltanto i costi dell’EOC ma anche la partecipazione ai costi delle cliniche private e per i ricoveri fuori Cantone. Altrettanto evidente è che questa novità, combinata con la sfavorevole evoluzione della situazione economica e degli altri costi, è fonte di preoccupazione e di crescenti disavanzi per il Cantone.

Tuttavia, se si tiene conto che, in definitiva, la fattura è pagata sempre e soltanto dal cittadino (attraverso i premi delle casse malati o le imposte) l’ERSL non vede alcuna ragione per rimettere in discussione una chiara ripartizione di competenze che ha altrimenti dato buone prove.

La conferma della ripartizione in vigore deve essere confermata anche per i seguenti motivi:

• la degenza in un Istituto di cura è una tappa del percorso del paziente dalla malattia al recupero della salute (o almeno del massimo grado di autosufficienza);

• è opportuno che il trasferimento dalle cure acute ad un Istituto di cura sia determinato unicamente dalle esigenze del paziente senza alcun sospetto che vi possano essere altre motivazioni di carattere economico (la degenza costa meno e, oltretutto, è pagata da altri);

• la ripartizione di questi costi tra i Comuni in base ad una percentuale delle risorse fiscali (e indipendente dalle giornate di cura e dal domicilio dei pazienti) introdurrebbe un nuovo flusso di perequazione intercomunale: una soluzione inopportuna proprio in un momento in cui si stanno cercando soluzioni che rendano i flussi attuali più chiari e trasparenti;

• i Comuni non avrebbero alcuna responsabilità (diretta o indiretta) di determinare e controllare l’evoluzione di questi costi.

Ribadiamo inoltre che, a nostro giudizio, i nuovi Istituti di cura non sono per niente equiparabili alle Case per anziani (per lo più gestite dai Comuni stessi o da Consorzi di Comuni) anche se, a norma della LAMAl, il loro finanziamento è regolato dal cpv. 3 dell’art. 39.

Per questi motivi vi chiediamo di riconsiderare la vostra decisione e di rinunciare a chiedere la partecipazione dei Comuni al finanziamento dei nuovi Istituti di cura secondo l’equazione (a nostro avviso del tutto errata) per la quale l’esclusione di un istituto da quelli finanziabili secondo l’art. 39 cpv. 1 LAMal comporta automaticamente un finanziamento comunale in ragione dell’80%.

Contiamo su un vostro ripensamento e su una diversa proposta al Gran Consiglio. In ogni caso ci riserviamo di valutare ogni possibilità per opporci a questo trasferimento di nuovi oneri sulle spalle dei Comuni".

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