
Mostrare come i metodi lavorativi dello scavo sono cambiati negli anni, come la tecnologia è stata implementata e come, di conseguenza, i profili lavorativi necessari per poterla realizzare si sono evoluti. Sono questi gli aspetti posti al centro di uno studio condotto dall’ECAP concernente la realizzazione della seconda canna del San Gottardo, presentato ieri sera ad Airolo nel corso di una tavola rotonda organizzata all’infocentro della galleria. Venendo al dettaglio della ricerca “è emerso che oggi siamo di fronte a delle tecnologie estremamente avanzate, e che il lavoro è sempre più legato all’interazione tra gli uomini e le macchine”, spiega ai microfoni di Ticinonews Furio Bednarz, responsabile dello studio. Inoltre, “ci sono alcuni particolari tecnici in quest’opera che la distinguono da ciò che è stato fatto in Alp Transit. Si tratta di un lavoro di tipo industriale al di sotto della montagna, con delle particolarità e specializzazioni richieste estremamente elevate”.
Un’opportunità per molti
Sempre secondo lo studio, questo tipo di lavori avranno un grande futuro: ci saranno infatti nei prossimi anni diverse opere di scavo che interesseranno il Ticino, le quali “rappresentano un’ottima opportunità per qualificare delle persone che magari escono dal contesto industriale e non trovano immediatamente un lavoro”, prosegue Bednarz. Ma le prospettive sono interessanti anche per molti giovani, “che devono essere informati e orientati a capire l’importanza di queste opere ad alta tecnologia, dove le persone, per quanto si muovano all’interno di una galleria, svolgono un impiego di altissima qualificazione”.
Carobbio: “Valutare percorsi di riqualifica professionale”
Nuovi profili lavorativi necessari, strettamente legati alla tecnologia e che, al momento, sul nostro territorio sono mancanti. Per questo alla tavola rotonda di ieri sera era presente anche il Dipartimento Educazione Cultura e Sport, che potrebbe effettivamente valutare l’idea di ampliare l’offerta formativa o di indirizzarla maggiormente verso questi profili. “L’idea è quella di sfruttare le opportunità date da questo cantiere per valutare anche dei percorsi di riqualifica professionale, oppure di ulteriori formazioni, specifiche e continue”, afferma la direttrice del DECS Marina Carobbio. Questo “anche per offrire delle opportunità di impiego a persone che oggi sono ai margini del mondo del lavoro, o in disoccupazione, o che comunque vogliono sviluppare nuove opportunità”.

