
Ancora una volta l'uso dei telefonini spiana la strada alle indagini di polizia. Telefonate e messaggini lasciano tracce indelebili ed è proprio grazie ai tabulati e alle intercettazioni che si è arrivati a fermare, lo scorso febbraio, la banda nascosta al Golpirolo di Pazzallo. 5 uomini che, stando alle prime parziali ammissioni, avevano pianificato un colpo al centro smistamento postale del Pian Scairolo, dove lavorava il gerente del Golpirolo, pure finito in manette. Solo uno dei tanti obiettivi individuati nel nord dai malviventi. Emerge dal lavoro degli inquirenti italiani. Emerge dai controlli telefonici, appunto. La banda campana aveva stilato una vera e propria lista di uffici postali in tutto il nord Italia. Aveva già effettuato diversi sopralluoghi, come a Pazzallo, dove però avrebbe poi deciso di rinunciare per la complessità del colpo. Oltretutto la banda era stata sorpresa da un postino durante una perlustrazione nel garage sotterraneo mentre stava cercando un modo per disattivare il sistema d'allarme. Ma era troppo tardi per desistere e sparire nel nulla. La polizia aveva gli elementi necessari per intervenire. Le manette sono dunque scattate a Pazzallo, ma l'intera operazione di polizia è partita nel Trentino. E qui si apre un altro capitolo: negli scorsi mesi alcuni malviventi hanno messo in atto un colpo ad un portavalori di Trento, usando una Fiat Punto bianca rubata a Verona. Le forze dell'ordine italiane hanno scoperto che un determinato telefono cellulare risultava acceso sia a Trento il giorno della rapina sia a Verona il giorno del furto dell'auto. E' quindi stato messo sotto controllo. Una telefonata è arrivata a Pazzallo, al gerente del Golpirolo. La segnalazione è immediatamente arrivata agli inquirenti svizzeri, che hanno messo sotto sorveglianza anche il telefono del gerente. Così hanno saputo che gli uomini della banda stavano venendo in Svizzera. Il 28 di febbraio, all'alba, l'irruzione nel Golpirolo e gli arresti.MB
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