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Ticino
Gobbi: "Violenza negli stadi, pronto un giro di vite"
Gobbi: "Violenza negli stadi, pronto un giro di vite"
Gobbi: "Violenza negli stadi, pronto un giro di vite"
Redazione
8 anni fa
Il direttore del DI: "I club collaborativi perché stanno considerando seriamente il problema della violenza"

Per combattere la violenza negli stadi Norman Gobbi la sua ricetta l’aveva anticipata a gennaio a Piazza del Corriere. Ora spiega al Corriere del Ticino perché occorre verificare l’identità alle entrate degli stadi.

Allo stadio presentando il documento d’identità: a mali estremi, estremi rimedi?«Direi un cambiamento necessario. Si tratta di una misura che ha dimostrato la sua efficacia laddove è stata proposta. Penso alla pista di Zugo, dove è stato implementato un dispositivo di prevenzione che prevede il controllo dell’identità ed è stato possibile ridurre sostanzialmente i problemi legati al tifo violento all’interno degli impianti sportivi. Tutti i tifosi ospiti sono obbligati a presentare un documento di legittimazione oltre al biglietto d’ingresso. Questo approccio ha certamente un maggiore effetto dissuasivo, considerato che la possibilità di restare impuniti è drasticamente più bassa che altrove. Nonostante l’attività di prevenzione e di sensibilizzazione svolta, ci sono ancora persone che si recano agli eventi sportivi disinteressandosi completamente del risultato, con l’unico obiettivo di creare disagio e sfidare i tifosi avversari e le forze dell’ordine. Sono una minoranza, ma da sole creano importanti danni d’immagine alle società sportive e soprattutto comportano ingenti costi di sicurezza privata e pubblica. Soldi che potrebbero essere investiti nel rafforzamento sportivo delle squadre e nello sviluppo dei settori giovanili».

Il Dipartimento ha già compiuto passi concreti per indicare la nuova rotta alle società sportive?«Nelle ultime settimane ci sono stati dei contatti regolari con i club. Questa tematica va approfondita con i principali attori coinvolti: polizia cantonale, federazioni e club sportivi. Si tratta di trovare delle soluzioni condivise e praticabili a breve termine. L’obiettivo è quello di attivare queste misure già a partire dalla prossima stagione».

Qual è stata la risposta?«I club si sono finora dimostrati piuttosto collaborativi perché stanno considerando seriamente il problema della violenza, anche al loro interno. E come detto, sono interessati a trovare una soluzione per ridurre i costi di sicurezza. Diventa sempre meno sostenibile una spesa di quasi mezzo milione di franchi per la sicurezza privata, senza la certezza di non più essere esposti a minacce. La volontà è stata dimostrata e gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane».

L'intervista completa nell'edizione odierna del Corriere del Ticino.

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