
Sono comparsi un po' ovunque nel Cantone degli adesivi (vedi file allegato) che comparano i lager dei nazisti della seconda guerra mondiale ai centri per rifugiati del giorno d'oggi. Adesivi sui quali compaiono due foto, molto simili tra loro malgrado siano state colte a quasi settant'anni di distanza, e l'invito, in varie lingue, a trovare le differenze. Una c'è, a dire il vero, e riguarda l'atteggiamento delle persone che si trovano, loro malgrado, dietro al filo spinato. Perché se gli ebrei sembrano reagire con rassegnazione al loro destino, i moderni migranti lo contestano aspramente. Ma tant'è, il destino rimane quello e, almeno sugli adesivi, pare comune. C'è chi, cogliendo il nesso con la giornata della memoria, caduta ieri, ha reagito con indignazione. Eppure questi adesivi, ovviamente anonimi come qualsiasi attacco proveniente da una certa parte politica, campeggiano indisturbati da almeno due settimane in molti luoghi di passaggio, tra cui gli ascensori, i corridoi e l'autosilo dell'Ospedale Civico di Lugano. Sono stati appiccicati, tra l'altro, a Monteggio, comune dove nelle scorse settimane è stata lanciata una petizione dalla sezione locale del PLR contro la realizzazione in territorio di Monteggio di un centro per richiedenti l'asilo.E, tornando al Civico di Lugano, alla cassa dell'autosilo compare pure un adesivo, molto verosimilmente riconducibile agli stessi anonimi autori, che paragona il consigliere di Stato Norman Gobbi niente meno che ad Adolf Hitler. Adesivo che una mano altrettanto anonima ha provveduto a deturpare fino al punto da rendere il ministro irriconoscibile. Ma se ne esiste uno, ne esistono probabilmente altri. E magari non deturpati.Chi si cela dietro a questi paragoni che, nel secondo caso, possono persino rasentare la denuncia? Abbiamo provato a contattare i responsabili del Centro sociale il Molino di Lugano, che pur non volendo generalizzare figuarano facilmente come primi indiziati, ma non è stato possibile ottenere una risposta certa. "Di solito il Molino i suoi attacchi li firma" ci dice un frequentatore abituale del centro sociale. Anche l'associazione Belticino, per voce del vicepresidente Giancarlo Nava, si tira fuori dalla vicenda. "Noi stiamo facendo del volantinaggio a Chiasso contro il muro al confine di cui parla Bignasca. Ma tutto quello che facciamo, lo facciamo alla luce del sole. Chi agisce nell'anonimato va condannato." Mistero irrisolto, quindi. Se dietro agli adesivi si nasconde una vera protesta politica o se si tratta unicamente del gesto di qualche buontempone lo scopriremo senz'altro prossimamente. AS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

