
"Sono allibito."
Con queste parole il segretario di Unia Ticino Enrico Borelli risponde alla nostra richiesta di un commento sull'editoriale pubblicato oggi dal settimanale Work, l'organo ufficiale del sindacato a livello nazionale.
Un'editoriale nel quale, come noto, la caporedattrice Marie-Josée Kuhn definisce il ticinese "il candidato nettamente più sociale dei tre", citando la sua presunta difesa della cassa malati pubblica, la sua presunta lotta al dumping salariale e la sua presunta contrarietà alla disdetta dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone.
Borelli ritiene che questo editoriale sia stato scritto senza cognizione di causa. "Sono considerazioni non aderenti alla realtà" afferma, "figlie di un dibattito in atto in Svizzera tedesca sulla personalità dei tre candidati. Il problema è che loro non conoscono il vero Gobbi."
"Io non ho mai sentito Gobbi dire la benché minima parola contro il dumping salariale o a favore di pigioni moderate" prosegue il segretario di Unia Ticino. "L'ho visto però mandare a scuola la polizia per portare via dei bambini e l'ho visto espellere delle persone solo perché ricevevano gli assegni famigliari integrativi. Sono forse comportamenti sociali questi?"
Se a livello nazionale Unia incorona Gobbi, lo stesso non si può quindi dire per la sezione ticinese. Non per nulla sull'ultimo numero di Area, il quindicinale di Unia Ticino, è apparso un editoriale dalle conclusioni ben diverse di quella della caporedattrice di Work. Basti citare il titolo scelto dal direttore di Area, Claudio Carrer: "L'impresentabile candidato".
AS
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