
I bambini equadoregni che risiedono nel nostro Cantone con lo statuto di turisti hanno o meno il diritto di frequentare le scuole dell'obbligo ticinesi?
Sulla questione è nata una polemica tra due consiglieri di Stato, il direttore del DECS Manuele Bertoli e quello delle Istituzioni Norman Gobbi.
Il primo ha autorizzato due bambini equadoregni che risiedono da qualche mese a Contone a frequentare rispettivamente la scuola elementare e l'asilo nel Comune di Gambarogno, come chiesto dal locale Municipio.
Il secondo ha invece espresso parere opposto, sostenendo che i due bambini non hanno diritto alla scolarizzazione in Ticino, visto che non sono né domiciliati né residenti.
Per capire di più sulla situazione degli equadoregni in Ticino, abbiamo interpellato una persona che li conosce bene, Fra Martino Dotta.
Il quale nella vertenza tra Bertoli e Gobbi è lapidario.
"Mi permetto di dissentire sul parere espresso dal Dipartimento delle Istituzioni" afferma Fra Martino Dotta. "Ci sono degli accordi internazionali, sottoscritti anche dalla Svizzera, e la Convenzione sui diritti del bambino che prevedono la possibilità di scolarizzare i figli indipendentemente dalla situazione legale dei genitori."
"Trovo lodevole l'iniziativa del Comune di Gambarogno" prosegue Fra Martino, "e mi spiace che dall'altra parte non si accetti questa proposta, che va al beneficio dei bambini."
Fra Martino Dotta spiega che negli altri Cantoni la scolarizzazione dei clandestini è pratica comune. Il nostro Cantone, secondo Fra Martino, rappresenta un'eccezione in negativo. "Il Ticino in questo ambito brilla spesso per restrizione" afferma. "Il discorso vale anche per i bambini rom o di altri gruppi presenti regolarmente nel Cantone. Negli altri Cantoni, indipendentemente dalla situazione legale dei genitori, i bambini hanno il diritto di andare a scuola. E le autorità competenti fanno tutto il possibile perché questo avvenga."
È vero, riconosce Fra Martino, che spesso sono gli stessi genitori dei bambini equadoregni a non mandare i propri figli a scuola, indipendentemente dal parere delle autorità. "Hanno una certa mobilità, per cui non sempre sono ligi nell'accompagnare i bambini a scuola. Poi, per esempio sotto Natale, molto spesso si portano con sè i bambini a suonare per le strade, invece di mandarli a scuola, perché sanno che i piccoli inteneriscono i passanti e attirano quindi maggiori offerte."
Il problema, secondo Fra Martino, sta però più a monte. "In genere gli equadoregni residenti nel nostro Cantone sono di nazionalità spagnola, quindi hanno la possibilità di scolarizzare i bambini in Spagna" afferma Fra Martino. "Però non pochi di loro non hanno più un alloggio in Spagna, per motivi finanziari, per cui diventa difficile inserirli nella scuola in Spagna. E se non vanno a scuola nemmeno da noi, resteranno senza una formazione, vedendosi così loro malgrado costretti a ripetere la vita dei genitori."
Secondo Fra Martino non ci sono altri casi di bambini equadoregni nelle scuole ticinesi, tranne quelli dei figli di famiglie regolarmente installate in Ticino, con tutti i permessi del caso. Non ci sono altri casi, dicevamo, anche perché molto spesso i genitori, quando vengono in Ticino, lasciano i propri figli presso famigliari o conoscenti in Spagna.
Chiediamo a Fra Martino Dotta se ha senso far iniziare l'anno scolastico a un bambino che sa già di poter stare in Ticino per soli tre mesi. "In teoria loro possono soggiornare in Svizzera per tre mesi e durante quel lasso di tempo i genitori possono anche esercitare un'attività lucrativa, per esempio come suonatore ambulante, chiedendo il permesso al Cantone. Ma non so se le autorità verificano che tutti gli equadoregni abbiano il permesso e che rispettino i termini di tre mesi. Mi capita spesso nel corso dell'anno di incontrare più volte le stesse persone, e quindi presumo che questi controlli non ci siano."
Anche perché, sottolinea Fra Martino, quello degli equadoregni "è un gruppo che spesso non arreca disturbo, per cui c'è un margine di tolleranza maggiore rispetto a quella verso altri gruppi etnici."
Fra Martino conclude auspicando che i due bambini in questione possano continuare ad andare a scuola qui in Ticino. E auspicando pure che le autorità cantonali assumano una posizione coerente nella gestione della presenza degli equadoregni nel Cantone. "Per due anni, in seguito alle reazioni emotive per la morte degli equadoregni a Monte Carasso, era stato aperto il centro di Lumino per i mesi più freddi. L'anno scorso non più, ma è stato istituito un numero di telefono di riferimento (che tra l'altro non funzionava mai). Quest'anno, infine, non è stato previsto proprio niente."
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