
La bomba è stata lanciata ieri dal Caffè, secondo cui il consigliere di Stato Norman Gobbi sapeva già da circa un anno che la Argo 1 fosse nel mirino dell'antiterrorismo italiano e della Polizia ticinese, ma non lo ha mai comunicato al suo collega di Governo Paolo Beltraminelli, titolare del dipartimento che ha concesso il mandato diretto all'agenzia di sicurezza.
"C'è chi pensa che Gobbi sia rimasto zitto aspettando che la bomba scoppiasse in casa PPD" ha scritto ieri il domenicale, gettando così nuova benzina sul fuoco di una polemica sempre più accesa.
Ma l'ipotesi azzardata dal Caffè è già stata spazzata via dal diretto interessato, il quale sul Corriere del Ticino di oggi respinge al mittente le accuse. "L'obiettivo dell'articolo sembra essere quello di attaccare un consigliere di Stato in maniera mirata, se non di seminare zizzania all'interno del Governo" dichiara Gobbi.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ricorda che "c'è un segreto istruttorio da rispettare. Basta pensare che per poter venire a riferire in Consiglio di Stato dell'operazione Argo 1, il comandante della Polizia cantonale ha dovuto ottenere dal Procuratore generale e da quello della Confederazione lo svincolo da tale obbligo."
"Vedo però che c'è ancora chi ne ignora l'esistenza" conclude Gobbi.
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