
Non sono passate inosservate e non sono piaciute al Governo le parole di Guy Parmelin sulla perequazione finanziaria e sul blocco parziale dei ristorni dei frontalieri. A margine del festival Endorfine, ricordiamo, il presidente della Confederazione aveva definito la perequazione una questione tra cantoni, invitando il Ticino a chiedersi se non stia spendendo troppo.
«Forse l'accordo non è soddisfacente per il canton Ticino, ma si tratta di una questione intercantonale tra il Ticino e gli altri cantoni. La Confederazione non può decidere autonomamente di dire: "Vogliamo favorire maggiormente il canton Ticino". Questo significherebbe svantaggiare gli altri cantoni. E poi, lo dico gentilmente ai nostri amici ticinesi, in questo genere di situazioni bisogna anche chiedersi: non stiamo spendendo troppo? E questa è una domanda che ogni cantone deve porsi», aveva detto il consigliere federale.
Il metodo di calcolo dei redditi dei frontalieri sotto la lente
Dichiarazioni, quelle del vodese, a cui il consigliere di Stato Norman Gobbi, intervenuto a Detto Tra Noi, ha voluto rispondere per le rime. «Se si guarda la spesa pro capite dei vari cantoni, il Ticino è nella media. Abbiamo inoltre quasi la metà di tutti i frontalieri della Svizzera. È dunque importante che si capisca come la realtà del Ticino non sia comparabile a quella degli altri cantoni».
A venir contestato è il metodo di calcolo dei redditi dei frontalieri che penalizzerebbe i cantoni di confine. Nel 2027, il Ticino riceverà 112 milioni di franchi dalla perequazione, oltre 13 in più rispetto all'anno precedente. La cifra, però, è ritenuta insufficiente dal Consiglio di Stato che, come riportato dal Corriere del Ticino, ha chiesto un incontro a Parmelin con l'obiettivo di avviare un confronto diretto e costruttivo sui rapporti tra Ticino e Confederazione.
Il nodo del mancato versamento dei ristorni
Oltre alla questione perequativa, durante la serata tenutasi a Lugano, Parmelin ha punzecchiato il Ticino anche sul mancato versamento di parte dei ristorni, parlando di delusione da questo modo di agire che dà un'immagine negativa del cantone. Una critica che a Norman Gobbi proprio non è andata giù. «Fatico a comprendere questa critica se poi, a livello nazionale, l'UDC dice di non aver paura di mostrare i muscoli nei confronti di chi, fino all'altro giorno, ha sputato in faccia al sistema giudiziario svizzero per la storia di Crans-Montana. A questo punto capisco perché il Consiglio federale ha difficoltà a difendere la Svizzera davanti a lui».

