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L'intervista
Gobbi: "Non sarò io a salire sulle barricate"
Redazione
3 anni fa
Il consigliere di Stato leghista parla a Ticinonews della sua nomina a coordinatore del Movimento. "La lealtà nei confronti del partito è la stessa che devo ai colleghi di Governo".

La notizia è giunta nella serata di ieri: la Lega dei Ticinesi, riunita per un’assemblea straordinaria a Rivera, ha deciso di nominare Norman Gobbi coordinatore del Movimento fino almeno a dopo le comunali di aprile. Gobbi potrà scegliere personalmente il resto della squadra alla guida del partito. Un compito che però dovrà convivere con quello di membro del Governo...

“Sicuramente un peso importante, proprio perché il doppio ruolo, di consigliere di Stato e, dopo la nomina di ieri sera, di coordinatore e traghettatore del Movimento, è un impegno e sarà importante scindere bene le due funzioni proprio nell'interesse di una parte e dell'altra. La lealtà nei confronti del Movimento, che mi ha portato a dire ‘sì’ ad assumere questo ruolo, evidentemente è la stessa che devo ai colleghi di Governo”.

Su questo punto sorgono i maggiori interrogativi. La Lega da tempo dice di voler tornare sulle barricate, mentre un consigliere di Stato ha anche un ruolo istituzionale. Come farà a far coincidere i due?

“Sicuramente non sarà Norman Gobbi a fare questa voce. Il Movimento è fatto per fortuna da più teste, voci e volti, e queste voci potranno assumere tale ruolo nei confronti del pubblico, del politico, ma anche e soprattutto dei media”.

Come pensa di poter dare una nuova spinta a questa Lega, che anche nella ricerca di un coordinatore ha sempre fatto fatica a trovare il suo nuovo volto?

“Diciamo che anche la decisione di ieri sera di rivedere criticamente gli statuti, quindi di rivedere completamente tutta l'organizzazione, è la missione prioritaria che avrò in questi mesi proprio per creare le basi per il futuro coordinatore del partito, nell'ottica di avere una struttura che possa funzionare, ma essere anche più flessibile e snella, per rispondere alle aspettative dei ticinesi in primis, ma anche poi per affrontare le prossime tappe e sfide elettorali”.

Lo ha detto lei, una rivoluzione drastica in quello che sarà l'organizzazione. Sono stati i risultati delle federali a spingere a una scelta del genere?

“Le voci critiche c'erano già state nel mese di giugno dopo le elezioni cantonali. Dopo le federali si deve ulteriormente affrontare questa discussione sull'organizzazione interna, visto che da un lato l'apertura democratica che ha fatto la Lega con i nuovi statuti magari mal si concilia con lo spirito del Movimento”.

Una delle pressioni maggiori dal punto di vista elettorale che subite è quella dell'UDC, con cui siete sempre alleati. Ma quanto sta erodendo il vostro bacino elettorale?

“Diciamo che l'alleanza è vincente: lo è stata nel mese di aprile per la Lega, confermando due leghisti in consiglio di Stato, e lo è stata anche nell'ambito dell'alleanza per le Camere federali, portando 4 deputati ticinesi su 10 dell'area Lega-UDC. Evidentemente i risultati poi del Movimento sia a livello cantonale sia federale non sono stati quelli attesi, quindi lo scopo è di recuperare e di evitare questo travaso. L'obiettivo però rimane quello di far vincere l'area Lega-UDC”.

Il prossimo appuntamento elettorale sono appunto le comunali. Cosa si aspetta dal suo Movimento?

“Le elezioni comunali si combattono a livello locale, quindi saranno importanti le persone localmente, dal punto di vista dei municipi, dei sindaci già in carica, nelle città così come nei comuni urbani o periferici. Qui credo che sarà importante davvero dare quella spinta, quel nuovo slancio, quella positività di cui in questo momento la Lega necessita”.

Una delle città più importanti per la Lega è da sempre Lugano, dove c'è Michele Foletti che cerca la conferma, ma si vocifera anche che l'UDC potrebbe scendere in campo più in forze. Vede questo come un timore?

“Non lo vedo come un timore, perché se è vero che dopo la morte di Marco Boradori la Lega a Lugano ha avuto un forte colpo dal punto di vista delle personalità che si sono messe a disposizione, Michele Foletti in questi due anni ha dimostrato di essere in grado di adempiere pienamente al ruolo di sindaco in maniera aperta, collegiale, facendo partecipare tutto il Municipio alle decisioni, ma anche e soprattutto con i progetti e le sfide che una città importante come Lugano deve affrontare. Credo quindi che in questo senso possiamo guardare con positività alle elezioni comunali per la città di Lugano”.

Per concludere, il suo ruolo per il momento è stato definito almeno fino alle elezioni comunali, un ruolo diciamo ‘ad interim’. Ma quale potrà essere il futuro della Lega? Si vedono dei volti oltre al suo in grado di guidare il Movimento?

“Sono convinto che ci sono. Si tratta di quei diamanti che bisogna andare a cercare con il martello e la punta per farli davvero brillare, e questo sarà un po' il mio ruolo. Credo che la Lega sia sempre stata un movimento in grado di far crescere i giovani. Io ne sono magari anche l'espressione: nel 1999 sono entrato in Gran Consiglio, 12 anni dopo in Consiglio di Stato. Penso che questa storia della Lega debba essere maggiormente valorizzata, proprio perché è stata sempre una grande forza quella di puntare sui giovani”.

L'intervista completa andata in onda a Ticinonews:

 

 

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