
Non si è fatta attendere la replica al duro attacco sferrato stamattina ai sindacati da parte del consigliere di Stato Norman Gobbi, che in merito allo sciopero dei 34 dipendenti della Navigazione Lago Maggiore li ha accusati di utilizzare un "modo di fare non svizzero" (vedi articolo suggerito).
A replicare al ministro leghista è il sindacalista OCST Lorenzo Jelmini, il quale in un comunicato stampa scrive che "lo sciopero è un diritto costituzionale, non è invece nella tradizione svizzera la speculazione sulle spalle dei lavoratori!"
"Decisamente infelice l’uscita dell’onorevole Gobbi sullo sciopero della Navigazione di Locarno, da un uomo di Stato ci si può certamente attendere di più!" scrive Jelmini. "E sorprende che chi deve far rispettare le leggi metta in discussione un diritto costituzionale!"
"Comprensibile la preoccupazione relativa ai disagi al turismo e alla popolazione che un’azione di protesta può causare, ma questa preoccupazione dovrebbe portare ad un maggior coinvolgimento per trovare una soluzione a favore di 34 collaboratori che si sono visti privare del loro lavoro!" prosegue il sindacalista OCST. "Sarebbe auspicabile che, anziché disquisire sulle modalità o attribuire colpe agli scioperanti o ai sindacati, l’onorevole Gobbi proponesse delle soluzioni e si prodigasse affinché il suo collega di partito, onorevole Claudio Zali, assuma finalmente maggior responsabilità su questa problematica, visto che finora è risultato decisamente assente. Nessun intervento negli scorsi anni quando bisognava sostenere gli interessi del nostro Cantone nelle trattative tra Svizzera e Italia per le concessioni sui due laghi Ticinesi e scarsa presenza in questi giorni a sostegno dei licenziati."
"Forse ai due consiglieri di stato vale la pena ricordare che siamo di fronte a una società italiana che ha licenziato 34 collaboratori ticinesi mettendo in difficoltà le loro famiglie tutte domiciliate in Ticino!" scrive ancora Jelmini. "La preoccupazione prioritaria non è il disturbo causato ai turisti, ma richiamare quegli imprenditori che con troppa facilità risolvono i problemi liberandosi dei loro collaboratori e imponendo condizioni contrattuali che non permettono di vivere in Svizzera. Dov’è finito il “prima i nostri”?"
"Onorevole Gobbi, anziché esternare giudizi da dietro una scrivania, la invitiamo ad incontrare i 34 scioperanti e chiedere loro se si sono fatti abbindolare da agitatori che li strumentalizzano o se invece decidono loro giorno per giorno se proseguire con uno sciopero" prosegue Jelmini. "Una misura estrema che con fatica portano avanti per difendere la dignità del loro lavoro e di uno stipendio dignitoso."
"Per fortuna gli altri colleghi di governo, il presidente Manuele Bertoli in primis, si sono invece impegnati a cercare delle soluzioni. Ora per risolvere la questione manca ancora un tassello: la garanzia salariale!" conclude Jelmini. "Ribadiamo la totale solidarietà agli scioperanti che null'altro chiedono se non poter lavorare e beneficiare di stipendi che permettono loro e le loro famiglie di vivere nel nostro Cantone. Se si ritiene che questo è chiedere troppo lo si dica apertamente, ma smettiamola di fare finta di essere preoccupati per l’occupazione in Ticino a favore dei Ticinesi per raccogliere consensi popolari, nascondendosi poi in difesa di chi specula sul lavoro e sull'occupazione."
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