
In questi giorni il dibattito politico si è concentrato sulle prospettive elettorali dell’area di destra e sugli equilibri interni alla Lega dei Ticinesi. Alcune recenti interviste del consigliere di Stato Claudio Zali hanno riaperto la discussione sul futuro assetto dei dipartimenti cantonali e sulle strategie in vista delle prossime scadenze elettorali, alimentando interrogativi anche sul rapporto con l’UDC. In questo contesto abbiamo chiesto al consigliere di Stato Norman Gobbi come interpreta queste prese di posizione e quali scenari si profilano.
L’intervista
Oggi Claudio Zali ha parlato di un piano B:
Ha detto che, se uno di voi due non ce la facesse, andrebbe a Berna al
Consiglio degli Stati. Cosa ne pensa?
«Io ho unicamente un piano A, nel senso che mi
sto dedicando e voglio continuare a dedicarmi al Ticino e soprattutto ai
ticinesi, in un periodo storico non facile in cui di prevedibile non c’è nulla».
Sappiamo che è difficile che la Lega
faccia un raddoppio. L’uscita fatta ieri da Claudio Zali, che ha detto «meno
radar», può essere letta come una gomitata nei suoi confronti?
«Di gomitate ne girano tante. Io dico sempre
che la politica è un po’ come l’hockey su ghiaccio: quando si vogliono dare i
colpi bisogna essere anche capaci di prenderli, altrimenti si finisce sul podio
di chi è capace di picchiare ma non di ricevere. Credo che in definitiva
l’obiettivo sia quello di ognuno di posizionarsi, ma penso soprattutto che ci
sia un’area politica che deve essere rappresentata in Consiglio di Stato, visto
che il Canton Ticino, quando si tratta di Europa e immigrazione, vota sempre a destra».
C’è anche la questione dell’arrocchino. Zali
ha anche detto «Se venissi rieletto vorrei tornare al territorio». Dopo tutta
la fatica fatta per convincere il Consiglio di Stato si fa dietrofront così?
«Bisogna chiederlo a lui. L’intenzione credo
sia comunque quella di dare un cambiamento in generale, anche per avere nuovi
stimoli, così come abbiamo avuto in questi mesi da luglio a oggi, ma in
particolar modo da settembre, quando il cambio parziale di competenze è stato
attuato».
Lei tornerebbe indietro?
«Io sto bene al DI, come starei bene anche al
DT. Credo che ognuno possa dare di più. Nel DI, le cose funzionano
operativamente all’interno. Penso che si possa migliorare in generale
l’amministrazione dello Stato, tant’è che il progetto di semplificazione e
miglioramento dei rapporti con i partner esterni è un obiettivo strategico su
cui dovremo lavorare davvero: prima come dipartimento per fornire gli
strumenti, ma poi come tutto il Consiglio di Stato. L’amministrazione cantonale
oggi è un po’ lenta e il mondo sta andando molto più veloce».
Molti ritengono che questa ricandidatura
di Zali sia la pietra tombale dell’alleanza con l’UDC. Lei pensa che ci sia
ancora una speranza per correre insieme?
«Questo dipende da chi deve decidere. Non è
Claudio Zali, non è Norman Gobbi, ma sono le varie assemblee e i vari gremi,
sia della Lega sia dell’UDC, che devono decidere. Si tratta comunque di scelte
strategiche. Come detto, c’è un’area politica importante in Canton Ticino, ma
anche rilevante nell’interesse del sistema svizzero, visto che da Lugano — che
è l’unica città importante della Svizzera governata a destra — al governo del
Canton Ticino, fino alla rappresentanza alle Camere federali, c’è un interesse
di area che è significativo. Le sfide dei prossimi anni, soprattutto sui
rapporti con l’Unione Europea ma anche sulla migrazione e sull’impatto che
l’immigrazione ha sul nostro territorio, richiederanno davvero di lavorare
assieme nell’interesse dei ticinesi».
Come sono i rapporti tra lei e Claudio
Zali dopo le dichiarazioni di oggi?
«Lo sapevo, non è arrivato un fulmine a ciel
sereno. Ero informato, quindi sicuramente non sono saltato giù dal letto
stamattina leggendo la notizia».

