
“Invito il direttore del Dipartimento delle Istituzioni che, voglio ricordare, è anche il rappresentante ticinese nella comunità di lavoro Regio Insubrica di cui è stato persino presidente, a ripensare le sue politiche nei confronti degli italiani che vivono nel Cantone e di tutti i lombardi che lavorano con i "cugini" ticinesi fianco a fianco da sempre: abbassiamo i toni e ripristiniamo i vecchi rapporti di collaborazione. La dignità dei lavoratori e dei cittadini viene prima della politica”.
La proposta di Norman Gobbi di richiedere, oltre all’estratto del casellario giudiziale, anche il certificato dei carichi pendenti ai lavoratori in possesso di un permesso B o G, continua a far discutere oltre confine. Dopo i tre parlamentari italiani del PD che hanno presentato un'interrogazione urgente al ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, è il consigliere regionale Luca Gaffuri a criticare la proposta del direttore del DI.
“Che sia il Cantone a trattare così i lavoratori italiani è impensabile e in odore di discriminazione e pregiudizio. I colleghi politici ticinesi sono davvero così interessati ai carichi pendenti del lavoratore che si alza alle 5 del mattino ogni giorno della sua vita per andare nel Cantone spesso a fare professioni che gli autoctoni non vogliono fare, perché non prevedono la verifica degli eventuali procedimenti penali pendenti anche per chi non lavora e non è domiciliato in Ticino, ma apre un conto bancario, soprattutto se milionario?”
Per l’esponente lombardo del PD, la proposta veicola una rischiosa equazione: “Qui il problema è che si dice che sicurezza è schedare gli italiani, quindi si spinge sull’equazione ‘italiano uguale delinquente’. E con la scusa di un singolo caso accaduto in tanti anni di ottimi rapporti tra Lombardia e Canton Ticino. Rapporti che si sono via via deteriorati completamente a discapito di tanti lavoratori frontalieri e dimoranti che fanno solo il loro mestiere e hanno contribuito al bene e alla crescita del Cantone. Ma tutto ciò ormai è dimenticato. In nome di cosa?”.
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