
"La campagna elettorale è entrata nel vivo" ha scritto sul Mattino della Domenica di ieri il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, accusando "alcune forze politiche" di usare i due bambini equadoregni del Gambarogno "per fare propaganda, dipingendomi come l'orco cattivo del Ticino", e denunciando "l'invasione di campo" del direttore del DECS Manuele Bertoli.
Il DECS ha infatti risposto alla richiesta di delucidazioni del Comune di Gambarogno, che voleva sapere se poteva scolarizzare o meno i due bambini al beneficio del solo permesso di turista, senza consultare il Dipartimento delle Istituzioni, cui compete il rilascio dei permessi. Nella risposta al Municipio di Gambarogno il dipartimento diretto da Manuele Bertoli si è infatti limitato ad affermare il diritto dei bambini a una formazione, puntualizzando di non occuparsi della validità dei documenti di soggiorno delle famiglie. In un secondo tempo, su successiva richiesta dello stesso Municipio di Gambarogno che aveva ritenuto la risposta del DECS non esaustiva, anche il dipartimento condotto da Norman Gobbi si è espresso sul caso, fornendo un giudizio diametralmente opposto.
E così da alcuni giorni, mentre i bambini vanno regolarmente a scuola, lo scontro Bertoli-Gobbi si sta facendo sempre più acceso. Entrambi ribadiscono le proprie posizioni e non intendono affatto fare dietrofront.
Nello scontro si inserisce oggi, ancora una volta, anche il Partito socialista.
Già settimana scorsa il partito presieduto da Saverio Lurati aveva diffuso un comunicato stampa per ribadire il sostegno al diritto all'educazione dei due bimbi equadoregni. Oggi, tramite una nuova nota stampa, il PS risponde alle "insinuazioni" espresse ieri da Norman Gobbi.
"Leggiamo sul Mattino del 19 ottobre l’accusa di aver strumentalizzato la vicenda dei due bambini originari dell’Ecuador: due bimbi stranieri usati per la campagna elettorale, si insinua sul domenicale leghista" scrive il PS.
"Fa davvero specie sentirsi rivolgere l’accusa di strumentalizzazione da chi usa proprio gli stranieri da più di 20 anni come capro espiatorio per tutti i problemi sociali ed economici di questo Cantone. Precariato e disoccupazione? Colpa dei frontalieri. Criminalità? Colpa degli immigrati. Sempre e comunque. Tutto per non dire che questi fenomeni sono provocati da un tessuto sociale che soffre a causa delle politiche neoliberiste, in difesa del privilegio, politiche che piacciono proprio… a chi accusa gli stranieri, guarda un po’! A chi a parole dice di voler difendere i residenti ticinesi ma poi nei fatti non si spende mai nelle battaglie politiche che potrebbero davvero aiutarli. Chi c’era a difendere la cassa malati pubblica? Chi per la scuola? Chi contro l’amnistia fiscale che premia solo gli evasori alla faccia dei contribuenti onesti? Chi in difesa dei sussidi di cassa malati? S’è mai vista la Lega occuparsi davvero di queste cose? Macché: è molto più semplice puntare il dito contro gli stranieri, capri espiatori buoni per ogni stagione e per ogni problema" si legge nel comunicato. "E adesso queste facce di bronzo vengono a dirci che noi avremmo strumentalizzato due bambini, invadendo un ambito che non ci compete."
"Bene, si sappia allora che chi ha invaso un ambito che non gli compete è proprio Norman Gobbi" scrive ancora il PS. "Che lo ha fatto dimostrando crassa ignoranza della legislazione nazionale e dei trattati internazionali, come ribadito dall’Ufficio federale della migrazione, per il quale il diritto alla scolarizzazione ha la priorità sullo statuto di residenza dei bambini. Se non lo avesse fatto, questa vicenda si sarebbe risolta in maniera semplice, come già è accaduto in molti altri casi, senza attenzione mediatica per quei due poveri bambini, coinvolti in modo pretestuoso in un calcolo politico squallido e meschino."
"Ecco, questa è la Lega e questa è la sua stampa. Ricordatevene" conclude il Partito socialista.
Toni non certo da conciliazione. A breve è comunque in programma un incontro chiarificatorio tra i due ministri, sperando di ricucire al meglio quello che è diventato ormai uno scontro istituzionale.
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