
“Comunichiamo unicamente i fatti eccezionali, ma i servizi che funzionano quotidianamente, erogati da Pedrinate a Bedretto, troppo spesso li diamo per scontati”. Così si è espresso ai microfoni di Ticinonews il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in una lunga intervista a tutto campo sull’anno che sta per concludersi.
Spesso anche noi media raccontiamo soprattutto di quando ci sono rapporti tesi tra i livelli istituzionali. Lei in questi mesi ha percepito la stessa ostilità?
“Le ostilità ci sono, ma si è capaci di scindere il tema dalla relazione istituzionale, proprio perché siamo obbligati a lavorare assieme nell’interesse dei nostri concittadini, delle nostre aziende e del nostro territorio”.
Questa dimensione di scontro/confronto c’è anche nelle riunioni dell’Esecutivo?
“Fortunatamente rimangono all’interno della sala. Chi parla di 'Mulino bianco’, quindi di un esecutivo che cerca di andare d’accordo su tutto, forse non è di mentalità elvetica, proprio perché la collegialità è un principio del governo in Svizzera. Siamo eletti ognuno su liste diverse, ma siamo costretti a lavorare assieme nell’interesse del bene comune”.
Il Governo ha dimostrato molta compattezza, ad esempio, quando si è trattato di difendere l’occupazione in Ticino, penso soprattutto a FFS Cargo…
“Su questo tema il Consiglio di Stato si è posizionato in maniera chiara, perché per noi è importante difendere i posti di lavoro qualificati a sud del Gottardo. È questo il nostro obiettivo principale che, mi pare di capire, non è stato molto compreso dalla direzione generale di FFS”.
È frustrante a volte essere presidente di un esecutivo cantonale, vista questa situazione con Berna?
“Uno degli obiettivi per il 2026 è di aumentare ulteriormente la consapevolezza di che cos’è il Canton Ticino. Guardando le cifre da Berna, si vede una regione che genera un buon numero di imposte federali dirette e quindi si potrebbe immaginare che da noi c’è un grande benessere. Ma se osserviamo i salari mediani, sono ben inferiori rispetto alla media nazionale. Il rischio di avere una mancanza di coesione sociale al nostro interno a causa di una maggiore difficoltà economica deve essere capito da Berna”.
Passiamo al tema dell’"arrocchino". Alla fine avete ottenuto un compromesso. Come sono andati questi mesi?
“L’auspicio era di poter fare un cambio completo dei Dipartimenti, che avrebbe permesso di dare maggiori impulsi. La soluzione adottata, con un cambio parziale, ha comunque permesso di infondere nuovi stimoli utili a migliorare l’operatività”.
E a chi dice che siete un Governo stanco, cosa risponde?
“Percepisco questa connotazione come uno spirito distruttivo, proprio perché per emergere si ha bisogno di abbassare gli altri. Io credo invece che ognuno debba guadagnarsi le medaglie sul campo”.
Per concludere, la Gestione ha deciso di chiedere al Parlamento l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul cosiddetto "caso Hospita". Condivide questa scelta?
“Il Parlamento è sovrano di fare ciò che vuole. Dall’altra parte, però, qui si vuole anche intervenire su aspetti che esulano dall’amministrazione dello Stato. Credo sia questo il ghiaccio sottile su cui la Cpi rischia di camminare”.
E Norman Gobbi come la vive?
“Tranquillamente. Non è la prima Cpi che vivo, anche da membro del Governo. Sono davvero molto tranquillo, proprio perché ciò che ho fatto, l’ho fatto nell’ambito del mio ruolo di coordinatore e non di consigliere di Stato”.
L'intervista completa a Norman Gobbi andata in onda a Ticinonews:
