
Nessun argomento tabù. Nei giorni in cui si dibatte sulla necessità o meno di chiarire anche il ruolo di Norman Gobbi nella vicenda Zali, il consigliere di Stato leghista affronta per la prima volta tutti i capitoli della crisi istituzionale. Lo fa a Detto Tra Noi ribadendo anzitutto perché quando fu contattato nel 2021 dalla 52.enne tragicamente deceduta, non segnalò le comunicazioni in Procura e nemmeno decise di approfondirle, come invece avvenne con il caso Hospita.
«Nessun riferimento a reati di natura sessuale»
«Nelle mail che ho ricevuto non si parlava assolutamente di reati sessuali», spiega Gobbi. In tutte le comunicazioni che ho ricevuto a inizio e a fine settembre era inoltre detto che già il Ministero pubblico se ne stava occupando. Quindi, a ben ragione, ho tolto le mani da ulteriori approfondimenti. Nel caso Hospita la situazione era un'altra, non c'era ancora la Procura che se ne stava occupando in quel momento lì. C'erano voci che dicevano di potenziali problemi economici di una ditta in cui nostri esponenti erano coinvolti, quindi, per il buon nome della Lega, me ne sono occupato».
Il consigliere di Stato ricorda le difficoltà istituzionali e soprattutto umane dei giorni che portarono alle dimissioni del collega Zali, dagli esordi fino alla rottura della fiducia. «L'aspetto che ha fatto più male a me, e a tutto il Governo è stato il fatto poi di sapere che una nuova inchiesta penale fosse stata aperta senza che Zali ce lo dicesse: lì è caduta davvero la fiducia», confida Gobbi.
Ma cosa provò Gobbi quando per la prima volta ascoltò gli audio dai contenuti violenti pubblicati sui social? «Non sono cose in cui io mi rispecchio dal punto di vista della violenza: non fanno parte del mio mondo».
«Sul 14.enne detenuto alla Farera non si sono rispettate le regole»
C'è poi il riconoscimento dell'errore da parte di Zali per la riunione sul quattordicenne di sua conoscenza detenuto alla Farera. «Le direttive del codice di comportamento del funzionario dicono che non ci si deve occupare di dossier che interessano parenti, amici o persone con le quali si è in contrasto. Questa dovrebbe essere la regola di comportamento per tutti. In questo caso, lo sappiamo, non è stata seguita».
Tra passato, presente e futuro
Non solo passato e presente. Gobbi affronta anche l'imminente futuro, quando con l'ingresso dell'UDC Piero Marchesi si discuterà la guida dei dipartimenti. In particolare un territorio a cui anche il centro sta strizzando l'occhio. «Diciamo che ho la volontà di cambiare pur impegnandomi ancora per questa Repubblica in Cantone».
Alla domanda se Gobbi veda in Raffaele De Rosa un avversario, il diretto interessato risponde: «Ci sono delle regole che da buon arbitro rispetto».
La Lega ha tradito le sue origini?
E a chi rimprovera la Lega di aver tradito le sue origini, Gobbi risponde così: «Mi chiedo dove erano gli altri partiti nella ricerca soluzioni per ridare potere d'acquisto ai ticinesi. Cioè la Lega si è impegnata in questo, per ridare il potere d'acquisto ai ticinesi. È andata male perché abbiamo avuto problemi interni».
Anche per questo Gobbi non vuole sentire parlare di accordo di sottomissione con l'UDC. «Quello che vogliamo è un accordo di collaborazione rafforzata, che non vuol dire una casa unica, ma potrebbe essere anche una casa bifamiliare in cui le due anime convivono», conclude.

