
Gli Spitex privati, che si occupano delle cure a domicilio, sono sul piede di guerra. "Il Cantone ci sta affamando" afferma la responsabile di uno di essi. "Abbiamo una sessantina di utenti ma riceviamo gli stessi sussidi di quando ne avevamo otto. Così non riusciamo più a coprire le spese e allora tanto vale chiudere baracca e burattini. Io devo per forza licenziare del personale, non ho alternative se voglio andare avanti." "Tante imposizioni, pochi aiuti""Ci danno un sacco di imposizioni e ci bloccano i sussidi" le fa eco un'altra responsabile di Spitex. "Noi privati siamo tutti in difficoltà. Gli utenti aumentano, anche perché molti arrivano da noi, insoddisfatti dal servizio del Cantone, ma le entrate no. Sembra ci vogliano soffocare…" Il Cantone abbandona gli anziani?Il Cantone che si disimpegna dall'aiuto agli anziani più bisognosi? Abbiamo girato la questione al responsabile dell'Ufficio degli anziani e delle cure a domicilio, Francesco Branca che, punto per punto, ha delineato i contorni della situazione. "Prima vivevano senza sussidi""Gli Spitex privati si sono sviluppati a partire dal 2004, 2005 e, essendo privati, hanno scopo di lucro" spiega Branca. "Fino al 31.12.2010 i costi delle loro attività erano coperti solo dalla LaMal, ciò che non ha impedito loro di svilupparsi. A partire da gennaio 2011, per adeguarci a una legge federale, abbiamo cominciato a versare dei sussidi per coprire le loro spese amministrative e altri costi non coperti dalla LaMal, ma questi sussidi sono in relazione al numero di utenti che avevano nel dicembre 2010. Sono per così dire "bloccati", perché anche se uno Spitex privato ha visto il numero dei suoi utenti aumentare, i sussidi non sono aumentati." "Eccesso di offerta""Secondo una nostra analisi, tra Spitex privati e servizi pubblici c'è un eccesso di offerta sul mercato” prosegue Branca. “Per cui questo "blocco" dei sussidi serve anche a scremare il mercato da coloro che non sono concorrenziali. Visto che i sussidi sono dei soldi pubblici, non li possiamo distribuire a destra e a manca come se niente fosse." Cinque Spitex hanno già chiusoIl "blocco" dei sussidi servirebbe quindi a regolare il mercato, ad eliminare i rami secchi, diciamo pure. Fatto sta che su 21 Spitex attivi nel Cantone, cinque hanno già chiuso i battenti. Se pure i restanti dovessero finire allo stesso modo, il Cantone sarebbe in grado di coprire l'intero fabbisogno di cure a domicilio? "No" afferma Branca, "ma quei cinque che hanno chiuso non lo hanno fatto a causa del blocco dei sussidi. Spesso chi fonda questi servizi non ha le competenze manageriali per farlo. Sono magari infermieri che conoscono bene il proprio lavoro, ma non tengono conto di tutte le spese che poi possono scaturire. Sbagliano i conti e poi si ritrovano senza fondi a sufficienza, per cui è naturale che chiudano." La sana concorrenza"Un minimo di concorrenza è sano, anche per lo stesso servizio pubblico che così deve sempre cercare di migliorare la qualità, anziché dormire sugli allori. Ma, giusto per fare un paragone, un caso seguito dal servizio pubblico richiede circa 50 ore all'anno, uno seguito da quello privato, invece, 115. Visto che sul mercato c'è concorrenza, tocca ai privati cercare di diventare più competitivi." Servizi diversi?Privati che però, a detta di molti, offrono un servizio migliore. "Questo non sta a me giudicarlo" conclude Branca. "I servizi cantonali, come ore di impiego, sono comunque in linea con quelli d'Oltralpe." Malati anche il weekendMa, un'altra responsabile di Spitex, contesta la visione del Cantone. "Abbiamo molti utenti che prima erano seguiti dai servizi Scudo, quelli cantonali, che passano da noi. Per
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