
“Abbiamo superato la fase esponenziale delle scorse settimane, ma il problema è che, nonostante le misure messe in campo, non si assiste a una diminuzione dei pazienti ricoverati in ospedale “. A parlare è Marco Toderi, responsabile ambulatorio visite urgenti della clinica Sant’Anna di Sorengo, che ai microfoni di Radio3i analizza la situazione alla luce dei nuovi dati in Ticino. Attualmente sono 352 le persone ricoverate in ospedale, di cui 36 in terapia intensiva. E il loro numero non accenna a diminuire.
“Un’impennata quando gli ospedali sono vuoti può essere “ammortizzata” dalla possibilità di avere molti letti a disposizione. Ma se avessimo ora un’impennata con gli ospedali già pieni, diventerebbe un problema drammatico” prosegue Toderi, secondo cui ci vuole un cambio di rotta poiché le attuali misure “non permettono di svuotare gli ospedali”. Per il medico non per forza bisogna andare verso una soluzione drastica come il confinamento. Ma è indispensabile “fare qualcosa in più”. Proprio oggi il Governo ticinese potrebbe decidere di inasprire ulteriormente le misure dopo l’invito di Berna a diversi Cantoni (tra cui anche il Ticino) a essere più incisivi nella lotta contro il coronavirus. Una conferenza stampa è stata indetta per oggi alle 16.30 con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il capo del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa e il medico cantonale.
“Il virus non sparisce con il vaccino”
Nel frattempo diversi paesi si stanno preparando all’arrivo del vaccino, tra cui la Gran Bretagna, primo paese che ha dato il via libera all’autorizzazione del farmaco. Ma su questo punto Toderi è chiaro: il virus non sparirà con l’immunizzazione della popolazione. “Tutti parlano dell’inizio dell’anno prossimo, ma non è che da gennaio il virus scomparirà dal mondo. Ci saranno delle categorie che saranno vaccinate prima, mentre altre dovranno aspettare. Ma lo stesso vaccino non cancellerà il virus: una persona vaccinata potrebbe ancora potenzialmente trasmettere il virus ad altri. La persona in questione non si ammalerà e non manifesterà sintomi, ma non sappiamo ancora se effettivamente interromperà la catena di contagio. Dovremo quindi stare attenti ancora per mesi e convivere sicuramente ancora tutto l’inverno con dei comportamenti che limiteranno la nostra libertà. Tutti gli sforzi che facciamo ci permetteranno comunque di salvare delle vite”.
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