
Gli effetti del coronavirus sull’economia cominciano a farsi sentire. In un’intervista pubblicata dal settimanale “NZZ am Sonntag” il presidente della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (COSAS) Christoph Eymann ha dichiarato che, secondo le previsioni, la crisi legata al covid-19 non si sarebbe manifestata a livello di assistenza sociale nelle prime settimane e nei primi mesi, bensì con un certo ritardo. Ora, però, si è notato che il numero dei beneficiari dell’assistenza sociale è già leggermente aumentato tra l’inizio di marzo e la fine di maggio. In cifre assolute, il numero dei destinatari dell’aiuto sociale è cresciuto di circa 8’300 unità. Tra questi anche quei lavoratori indipendenti che prima della pandemia si tenevano a malapena a galla, come pure molti dipendenti costretti a ricorrere al lavoro ridotto
Un dato importante, nonostante la Confederazione abbia messo in campo aiuti economici. Teleticino ha voluto dare uno sguardo a Casa Astra di Mendrisio, per capire come il centro di accoglienza si è dovuto adattare e come ha vissuto questi mesi di lockdown. Un balzo in avanti delle richieste di aiuto non c’è stato, ma è cambiata la tipologia di persone che hanno chiesto un sostegno in questi mesi. Accanto alle categorie tradizionali, se ne sono aggiunte di nuove: da una parte i lavoratori indipendenti, ma anche una nuova categoria di persone: gli invisibili, coloro che da anni vivono sul territorio svizzero, lavorando in nero, ma che non risultano notificati da nessuna parte.
“Le segnalazioni che abbiamo ricevuto riguardano principalmente persone che provengono dall’Asia, come tibetani o nordcoreani, che sono qui in Svizzera, vivono in casa di altre persone e fanno lavori saltuari non registrati” spiega Marco D’Erchie, operatore sociale, ai microfoni di Teleticino.
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