
"Dalle ore 14 di oggi - per un varco temporaneo limitato a un giro di orologio - ci riprendiamo l’ennesima struttura abbandonata, lasciata all’incuria e all’abbandono. L’ennesimo esempio di speculazione negato a una possibile collettività. Uno spazio che non permette l’accesso pubblico al lago e che potrebbe essere messo a disposizione – esempio tra i tanti - per ospitare, in condizioneidignitose, persone in fuga da guerre, miseria e catastrofi, al posto di ammassarle in bunker o in centri chiusi e inabitabili". Iniziava così il comunicato con cui il Movimento SOA, Strade Occupate Autogestite, annunciava oggi una nuova mobilitazione. Mobilitazione che poi è puntualmente avvenuta, dato che gli autogestiti hanno occupato simbolicamente l'ex Hotel Fischer di Gandria.
Perché questa scelta
"Terra di un confine volutamente dimenticato", si legge ancora nel comunicato, "la ricca zona di Gandria vive una frontiera invisibile, crepa surreale nel panorama disastroso delle migrazioni globali". Tra suoni, dibattiti, immagini, incontri, amori fugaci, resistenze, specchi e dolori, "pretendiamo ridare vita all’ennesimo contenitore abbandonato, ribadendo che gli spazi ci sono, vanno ripresi, abitati e vissuti".
Il programma
L'appuntamento era fissato per le 14 all’imbocco del sentiero di Gandria. Giunti all'ex albergo, i partecipanti all'attività hanno organizzato una tavola rotonda "sulla devastazione e saccheggio dei territori, con un intervento sulla situazione locale tra grandi progetti, frontiere militarizzate, aumenti dei costi della vita (su tutti la cassa malati) e securizzazione del territorio". A seguire "l’esperienza della lotta contro la privatizzazione estrattivista dell’acqua in Val di Pellice in Italia e l’opposizione al progetto di geotermia profonda nel Giura".
Una data simbolica
L’occupazione temporanea voleva anche essere un’azione di solidarietà con la mobilitazione globale del 12 ottobre, data nella quale, nel 1996, venne occupato per la prima volta uno stabile abbandonato a Lugano, gli ex Molini Bernasconi.

