
Il prossimo 12 febbraio i cittadini ticinesi saranno chiamati alle urne per esprimersi sull'iniziativa presentata dalla deputata leghista Sabrina Aldi, che chiede di inserire nella Costituzione cantonale il principio della protezione giuridica degli animali. L’iniziativa, ricordiamo, era stata approvata dal Parlamento cantonale lo scorso 10 ottobre.
Ma c’è realmente bisogno di una maggior protezione giuridica? Piuttosto scettici sono stati pescatori, cacciatori, contadini, macellai e altri, oltre all'ex consigliere agli Stati Dick Marty. "Se si vogliono tutelare gli animali, gli strumenti ci sono già", aveva affermato lo scorso ottobre. "Mi pare che da un po' di tempo ci si concentri su problemi non essenziali”. Abbiamo allora girato la questione a chi con gli animali ci lavora, ovvero il segretario dell’Unione dei contadini ticinesi (UCT) Sem Genini, il presidente della Società protezione animali di Bellinzona (SPAB) Emanuele Besomi e la direttrice dello zoo di Magliaso Sabina Fehr.
L'Unione dei contadini ticinesi si dissocia
"Come Unione dei contadini ticinesi ci dissociamo - ci spiega Genini - Riteniamo che le leggi a livello svizzero siano già molto ferree". Le preoccupazioni dell'UCT sono state espresse anche in un editoriale apparso sul settimanale "L'Agricoltore Ticinese" e firmato dallo stesso Genini: "Da noi chi viola queste norme può essere condannato ad una pena detentiva fino a 3 anni e/o subire sanzioni amministrative, quali il divieto di detenere o allevare animali. Chi possiede un'azienda agricola di allevamento lo sa benissimo; gli amici a quattro zampe vanno trattati con amore e rispetto, quali esseri viventi dotati di sensibilità". Per il comitato direttivo dell'UCT "il testo dell'iniziativa è generico e si presta a troppe interpretazioni". Si tratta quindi di una modifica non necessaria e troppo estrema, "un doppione inutile, un passo verso nuove autorità e nuovi vincoli, onerosi anche dal punto di vista finanziario".
"Come detto in precedenza, questi principi sono già ancorati nella Costituzione federale e nel Codice civile, da cui discendono a cascata ordinanze, raccomandazioni e sanzioni per chi non rispetta la legge e maltratta gli animali, che oltretutto già dal 2003 non sono più oggetti/cose. Gli strumenti esistenti sono più che sufficienti, bisogna solo metterli in atto e farli rispettare.
"Il nuovo articolo costituzionale creerà ulteriori vincoli e oneri finanziari, potenziando l'organico amministrativo e giudiziario, ed aprirà la strada all'istituzione dell'avvocato degli animali, che però era già stato bocciato in votazione dal popolo svizzero, oltre ad un magistrato addetto agli animali e di un servizio di polizia apposito. Insomma, obblighi aggiuntivi che causeranno una nuova, massiccia burocrazia a carico dei cittadini e dei nostri agricoltori. Un fattore, quello dell'onere amministrativo sempre più fuori controllo, che cerchiamo di combattere con tutte le nostre forze anche a livello Svizzero. Il rispetto per gli animali è indiscutibile e non vi sono dati per poter dire che in Ticino gli animali siano più maltrattati che altrove, pertanto non occorre inasprire le norme".
La Società protezione animali non è contraria all'iniziativa, ma...
Come protezione animali non abbiamo nulla in contrario – ci spiega Emanuele Besomi – Tutto quello che va a favore degli animali è benvenuto. Rimarcare nella Costituzione una maggior sensibilità degli animali è qualcosa di positivo, ma personalmente ritengo che abbiamo una Legge federale estremamente completa. Parla già di dignità, specificando cosa si intende (ad esempio specifica che l’animale non deve essere sottoposto a umiliazione o a sofferenza psicologica)”.
L’iniziativa, quindi, “sottolinea qualcosa che c’è già, ma non ha una ripercussione negativa”. Per Besomi gli animali sono tutelati molto bene in Svizzera, quello che manca sono più strutture per controllare e gestire gli abusi. “L’Ufficio del veterinario cantonale è subissato di richieste di intervento – prosegue Besomi – si potrebbe intervenire dando incarichi alle protezioni animali per i controlli sul territorio”.
“Non siamo contrari all’iniziativa – conclude Besomi – La nostra è piuttosto una posizione neutra: l’iniziativa non risolve i casi di maltrattamento”.
"L'iniziativa potrebbe avere effetti contrari"
Anche tra chi opera in tutt'altra modalità con gli animali, l'iniziativa non convince. “Per noi direttamente non cambia niente - riferisce Sabina Fehr, direttrice dello zoo di Magliaso - Siamo già sottoposti alle leggi vigenti. Bisognerebbe capire con quale obiettivo vorrebbe essere attivata questa proposta: suona un po' come un tentativo di poi permettere l'introduzione dell’avvocato degli animali."
Stando alla titolare dello zoo, la "libertà d’interpretazione" che introdurrebbe un eventuale "Sì" il 12 febbraio potrebbe persino "diventare pericolosa": "Chi intenderà accanirsi potrà farlo, nulla a che fare con la protezione degli animali. La tutela giuridica potrebbe invece dare adito a interventi giuridici decisamente superflui e a una libera interpretazione... Faccio un esempio: a qualcuno a cui non piace come il vicino si relaziona al suo cane avrebbe il pretesto per segnalarlo, rischiando così di permettere di accanirsi magari su un padrone, quando già attualmente sono numerose le leggi che regolano direttamente il rapporto con gli animali."
Per Fehr piuttosto occorrerebbe intervenire in altri modi nel settore della protezione degli animali: "Le normative di tutela a livello federale già ci sono. Andrebbe piuttosto professionalizzato maggiormente il nostro settore. Ogni persona che lavora nella protezione animali, in un canile, o in qualsiasi rifugio deve essere formato come guardiano. Vi sono però lacune nella sorveglianza cantonale: i controlli vengono fatti, ma ci vorrebbero più persone specializzate a fare le verifiche del caso."
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