
“Quest’estate, dopo quella catastrofica del 2022, è la peggiore e purtroppo ci sono molti allevatori che hanno deciso di scaricare gli alpeggi anticipatamente. Altri hanno scelto di non portare più neanche certi animali sugli alpeggi”. A raccontare a Ticinonews la sua storia è il giovane allevatore valmaggese Matteo Ambrosini, il quale, dopo neanche 10 anni, ha deciso di gettare la spugna e di vendere le sue capre. E non è il solo. “C’è chi ha smesso e ha venduto gli animali. Altri, che sono solo alpeggianti, li hanno mandati a casa dai loro proprietari. Proprietari che adesso li tengono nei recinti e devono fare molto lavoro extra”.
Preoccupazione per il lupo, ma non solo
Il problema è noto, ma mai come quest’anno si è assistito a un fuggi fuggi dagli alpeggi molto prima che la stagione finisca. Di qui la conferenza organizzata dall’Associazione comuni Vallemaggia. Secondo il presidente Michele Rotanzi, le conseguenze saranno devastanti non solo per l’economia alpestre, ma anche per la cura del territorio e il turismo. “Le preoccupazioni concernono il lupo, ma soprattutto il fatto che non si vede un’attività decisa da parte dell’autorità politica e del Consiglio di Stato”, commenta Rotanzi. “Si tentenna, si aspetta e si applica forse troppo alla lettera le regole federali. Occorre che il Governo percepisca l'intero problema, che non riguarda solo i lupi ma tutta una zona dell’arco alpino e quindi anche del territorio, il quale va assolutamente salvaguardato”.
Pedrini: “Predazioni diminuite ma attacchi raddoppiati”
In particolare, non sono state digerite le parole del consigliere di Stato Claudio Zali, che la scorsa settimana, dopo il blocco del ponte di Visletto, ha ricordato la legislazione federale e il fatto che le predazioni, rispetto al 2022, sono diminuite. “Con i numeri si può giocare. È vero, le predazioni sono diminuite, ma gli attacchi da parte dei lupi sono raddoppiati”, precisa Omar Pedrini, presiedente dell’Unione contadini. “Inoltre, il dato sulle predazioni diminuite deve essere associato anche al numero di alpeggi non più caricati. Si sta avvicinando quel momento che noi predichiamo da anni, quello in cui il lupo farà morire e chiudere gli alpeggi”.
“Tenere in considerazione le particolarità del Ticino”
E se pensare di eliminare del tutto il lupo è utopia, la richiesta è quella di riconoscere quanto meno la particolarità del Ticino. “Noi non vogliamo essere differenti dagli altri, ma vogliamo che le nostre particolarità siano tenute in considerazione”, afferma Pedrini. “Mi riferisco alla proteggibilità non sempre attuabile su determinati alpeggi e all'esercitare pressione per cambiare le leggi che non funzionano”.

