
Una trentina di ticinesi ha assistito ieri a Glarona alla tradizionale Landsgemeinde, che ha visto i cittadini del Cantone respingere la proposta di inserire nella Costituzione un divieto di dissimulazione del volto in pubblico, nella misura di 2 contro 1.
Il Ticino resta quindi l'unico Cantone svizzero nel quale vige il divieto del burqa, in attesa di una votazione a livello federale, nel caso in cui l'iniziativa lanciata dal Comitato di Egerkingen dovesse riuscire.
Al momento le firme raccolte sono quasi 80'000 e il membro di comitato Giorgio Ghiringhelli si dice fiducioso sul raggiungimento dell'obiettivo entro settembre (per firmare clicca qui).
Ma la bocciatura di ieri a Glarona, cantone notoriamente conservatore, non è segno di un'avversione del popolo svizzero a tale divieto?
"Non direi" ci risponde Ghiringhelli. "Io sinceramente prima di andare a Glarona mi aspettavo un risultato differente. Ma poi sabato sera ho cenato con alcuni esponenti UDC e ho capito come sarebbe andata la votazione. Bisogna dire che a Glarona, contrariamente a quanto avvenne in Ticino, Governo e Parlamento erano contrari all'introduzione di un divieto di dissimulare il volto in pubblico. In Ticino eravamo andati a votare sue due proposte, quella degli iniziativisti che chiedeva l'introduzione del divieto nella Costituzione e quella del Parlamento che proponeva un semplice articolo di legge. Quindi c'era una certa condivisione, non nella forma ma almeno nello scopo. Invece a Glarona Governo e Parlamento erano contrari, con la sola eccezione di alcuni esponenti UDC. Quindi questo sicuramente ha influito sul voto popolare."
"Tanto più che era un voto per alzata di mano, quindi un voto palese, non segreto" prosegue Ghiringhelli, esponendo quello che a suo modo di vedere è il secondo motivo della bocciatura. "In questi casi la pressione penso si faccia anche sentire. Perché col voto ad alzata di mano c'è un controllo. Il voto segreto non avrebbe forse ribaltato il risultato, ma avrebbe cambiato la misura."
"Fra un paio di anni, quando si voterà in tutta la Svizzera, grazie all'iniziativa che non ho dubbi riuscirà, anche Glarona voterà per voto segreto e allora vedremo la differenza" aggiunge Ghiringhelli. "Infine bisogna dire che non è stato un no assoluto, in molti hanno semplicemente detto che è più giusto introdurre il divieto a livello nazionale e non cantonale."
Quindi Ghiringhelli non è preoccupato.
"No, non sono preoccupato per la votazione a livello federale" conferma il Guastafeste. "Tanto è vero che dei sondaggi realizzati in Svizzera tedesca e francese arrivavano alla conclusione che il divieto sarebbe accettato in tutte le regioni della Svizzera, quindi anche in Svizzera francese, con circa il 70% di voti. Un altro sondaggio dava il 60% di sì. Io penso che la verità stia nel mezzo e che si vada verso un'approvazione con circa il 65% dei voti, come fu nel 2013 in Ticino."
In Ticino però il divieto è stato applicato molto di rado.
"Quando hanno dato le statistiche sulle multe per burqa, in molti hanno detto che era una legge inutile" afferma Ghiringhelli. "Invece è il contrario, se sono state comminate poche multe significa che ha funzionato. Le turiste arabe hanno tolto subito il velo e questo dimostra che la legge funziona. Si può raggiunere il risultato auspicato e magari anche dare una mano all'emancipazione delle donne nel mondo arabo."
Lei ha pure lanciato una petizione per chiedere di vietare i movimenti islamisti in Svizzera. Come sta andando?
"Ho superato le mille firme, ma la raccolta va a rilento, perché i media d'Oltralpe la boicottano" spiega Ghiringhelli. "Il Blick, ad esempio, si è rifiutato di pubblicare la mia inserzione a pagamento per presentare la petizione. Lo trovo molto strano e preoccupante, soprattutto perché è lo stesso giornale che ha pubblicato un duro attacco attacco a Erdogan. Invece ora si rifiuta di pubblicare un semplice annuncio in cui si informava il lettore dell'esistenza di una petizione rivolta all'assemblea federale..."
AS
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