
Pierluigi Pellegrini continua imperterrito la sua battaglia personale. Oggi a Bellinzona presso il palazzo delle Orsoline, Pellegrini si è nuovamente incatenato. Non è la prima volta che l’ex carpentiere bergamasco protesta in luoghi pubblici. Oggi è apparso anche un cartello. Il 60enne chiede al Governo che lo aiuti a riaprire il suo caso o quanto meno che gli paghi l’avvocato per andare alla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Ho perso tutto, soldi e famiglia”. Sul cartello, il 60enne spiega le sue ragioni, e la sua ingiustizia: "Sono caduto da un tetto a testa in giù ad Airolo il 23/10/1972. Non è colpa mia se non riscontrarono nulla! 59 ricoveri, 6 interventi al rachide lombare. Ho perso con 4 avvocati. Mai una perizia! (...). Dove sono i diritti dell'uomo?"Nel 1972 Pierluigi Pellegrini stava lavorando su un tetto di una casa ad Airolo, quando cadde a causa della neve. Gravi i danni alla salute, ma il carpentiere non è mai riuscito a dimostrare che le sue ferite fossero realmente causate dalla caduta, quindi dovute a un infortunio sul lavoro. Pellegrini se l’è presa pure con la Suva, incatenandosi poco tempo fa vicino a una sua filiale a Bellinzona. Ma per lui non si può fare nulla. Insomma non gli si può riconoscere alcuna prestazione, tanto più che il Tribunale federale gli ha dato torto. Anche in Italia, il 60enne non ha mai ottenuto ragione e così sono cominciate le sue azioni di protesta. Non da ultimo, l’uomo si è incatenato anche davanti alla Sede della Regione Lombardia. L’ex carpentiere sta giocando così la sua ultima carta di protesta. “Le nostre autorità - ci dice l’uomo - in primis la Suva ma anche i tribunali non hanno mai considerato il mio infortunio. Di conseguenza non ho mai ottenuto un risarcimento”. È indiscutibile il disagio finanziario di Pellegrini, risponde da noi contattato il direttore della Suva di Bellinzona Fiorenzo Gioli. Ma dopo la sentenza del Tribunale federale, ribadisce Gioli, l’assicurazione non è più legittimata a riesaminare la questione. A suo tempo la Suva aveva stabilito che il male del 60enne non era dovuto all’infortunio.
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