
"Il Ticino è molto mediatizzato. Giornali, emittenti televisive e radiofoniche e siti internet esercitano ogni giorno una forte pressione su chi detiene notizie di qualsiasi genere. La cosa è ancora più vera se riferita alla Magistratura inquirente, che costituisce un ambito d'interesse particolare per i professioni dell'informazione". A parlare è Saverio Snider, portavoce del Ministero pubblico ticinese, che in un'ampia intervista al Corriere del Ticino, riferisce delle problematiche legate all'informazione e alla giustizia, tenuta a rispettare la privacy e il segreto istruttorio.
"Dal mio osservatorio ho calcolato (in modo empirico e per difetto) che le principali testate del Cantone pubblicano, nel loro insieme, ogni anno almeno 12mila titoli relativi alla cronaca nera e a quella giudiziaria, senza tener conto di tutti i servizi dedicati, più in generale, ai temi giustizia e sicurezza. La tendenza è in netto aumento (da noi come altrove), e tale settore giornalistico è diventato una sorta di campo di battaglia nel contesto della forte concorrenza esistente a livello editoriale fra i media".
Ognuno cerca di fare il suo lavoro. I giornalisti, da una parte, che chiedono informazioni legate a fatti di cronaca, e dall'altro gli inquirenti, che devono condurre le indagini e rispettare il codice di procedura penale.
"Se nel 2011 (primo anno dell'entrata in vigore del nuovo Codice di procedura penale) le richieste di informazioni da parte di giornalisti sono state 1169, sono passate a 1508 nel 2012, e a 1624 nel 2013. Per l'anno in corso sto registrando un ulteriore aumento".
D'altro canto anche la comunicazione da parte del Ministero è aumentata: "I nostri comunicati stampa sono stati 28 nel 2010, 143 nel 2011, 236 nel 2012 e 216 lo scorso anno. Esiste quindi una precisa volontà di informare sempre più, nel segno della trasparenza, l'opinione pubblica su quanto viene svolto dal Ministero pubblico, pur tenendo conto delle necessità di riservatezza sulle inchieste in corso. È una realtà che tocca anche la Polizia, con la quale i rapporti di collaborazione sono ottimi".
Non sempre però si riescono a trovare informazioni esaurienti: "È ovvio che sul fronte dell'informazione noi abbiamo limiti precisi, che sono dai dal rispetto del segreto istruttorio e da quanto stabilisce il Codice di procedura penale, che soprattutto nell'articolo 74 fissa le regole della comunicazione. In ogni caso gli spazi di manovra esistono, e cerchiamo di sfruttarli secondo scienza e coscienza".
I giornalisti poi hanno il diritto di non svelare le proprie fonti: "È qui che deriva essenzialmente il problema, forse insolubile, del fenomeno delle fughe di notizie (che altro non sono se non violazioni, da parte di chi le fornisce, delle norme del dovere del segreto professionale). A ciò bisogna aggiungere che pure gli accusati e i loro difensori sono liberi di raccontare quel che reputano opportuno a chi vogliono. Il Ministero, comunque, è responsabile di quel che comunica, non di quello diverso che può, eventualmente, apparire nei servizi giornalistici seguenti alla sua informazione".
"A mio giudizio" conclude Snider "non si può né si deve dire tutto. Non per nascondere chissà cosa, ma per il rispetto non solo della sacrosanta riservatezza dei singoli coinvolti in un modo o nell'altro in una vicenda penale, ma anche per l'osservanza delle regole del buon gusto e del buon senso (senza scordare, inoltre, che la pubblicazione di qualche notizia uscita in modo intempestivo può recare grave danno alla conclusione di inchieste delicate).
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

