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Ticino
"GiùGiù": la versione di Fabio Lai
Redazione
17 anni fa
Dopo l'interruzione per le tensioni in aula, il dibattimento è ripreso con la ricostruzione della vita dell'imputato

Dopo la breve interruzione voluta dal giudice Claudio Zali per cercare di placare gli animi, il dibattimento é ripreso con la ricostruzione della vita dell'imputato. Fabio Lai, di origini napoletane, ma cresciuto in Toscana, é l'ultimo di quattro fratelli. A sei anni perde la madre e vive fino a 17 anni in una struttura per adolescenti, una sorta di orfanotrofio. Diversi gli episodi che negli anni hanno portato l'imputato davanti a un giudice. Il più grave sicuramente quello riguardante l'omicidio di un cittadino marocchino nel 2002. Per quei fatti Fabio Lai é stato condannato con l'accusa di concorso in omicidio a 5 anni di reclusione. Ma l'imputato ha precedenti anche per rapina e aggressioni. Nel 2008 la decisione di cercare una vita migliore in Ticino. Lavora saltuariamente nell'edilizia, fatica a trovare un alloggio. "E poi in generale ho sempre avuto cattive amicizie". In Ticino sarà protagonista di altri episodi di violenza, in particolare al Molino di Lugano e a Riva San Vitale. L'istruttoria é quindi proseguita con la ricostruzione della sera del 29 agosto del 2009. Fabio Lai ha raccontato la sua versione dei fatti. Il primo incontro con Giuseppe Fera avviene in via Peri. Stando a quanto riferito dall'accusato, Fera, in compagnia di amici, lo avrebbe apostrofato con una frase offensiva: "I napoletani sono infami e qui comandano i calabresi". La vittima, stando ai referti, quella sera aveva un tasso alcolemico dell'1,4 per mille. "A quel punto non ho voluto dare seguito a quelle parole offensive, perché era chiaro che cercava la rissa", ha spiegato Lai in aula, più volte interrotto dai parenti e amici della vittima che a stento hanno trattenuto la rabbia durante il dibattimento. Pochi metri dopo, sul marciapiede di via Cantonale nei pressi del Club One, l'alterco che sembrava essersi placato poco prima, riprende. "Io ho chiesto un accendino e Fera ha detto, dandomi un buffetto in faccia, di non accendere a un infame", ha detto Fabio Lai. In quel momento, nel giro di una decina di secondi, Lai colpisce con una violenta sberla Giuseppe Fera. Quel colpo farà svenire "GiùGiù" all'istante. La caduta conseguente al colpo farà battere violentemente il capo della vittima a terra. Due giorni dopo il decesso. Nel pomeriggio prenderanno la parola le parti. Forse già in serata la sentenza. IC

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