
Da una parte Giorgio Giudici, sindaco di Lugano. Dall’altra Franco Celio, deputato, municipale di Quinto, e presidente dell’Associazione comuni e regioni di montagna, la Coreti. A moderare il dibattito, questa mattina nella sala multiuso di Sementina, il direttore del Corriere del Ticino, Giancarlo Dillena. Tema: aggregazioni. In sala, amministratori comunali, deputati e militanti del Plr. E anche il ministro Gabriele Gendotti. Assenti: municipali e sindaci del Locarnese. Un segnale? “Bisogna chiederlo a loro”, ha detto Giudici rispondendo a una domanda del cronista. Sia come sia, per Celio i comuni dovrebbero ridursi dagli attuali 160 circa a una cinquantina. Per Giudici a una trentina. Entro il 2020. Ma dipenderà dagli amministratori, ha precisato il sindaco di Lugano. E dai partiti, che dovranno promuovere coloro che credono in un profondo progetto di rinnovamento del Cantone. Nel suo discorso di chiusura, il presidente del PLR Walter Gianora ha confermato: “Dobbiamo mettere in campo candidati che lavorino per il bene dei comuni”. Sempre per Giudici, le associazioni dei comuni, come la Coreti e l’Acuti, che riunisce quelli urbani e sta perdendo i pezzi, sono anacronistiche. Soprassate. Non hanno più senso. Ci vogliono altri strumenti per pianificare e gestire il territorio. Ancora: no granitico di Celio alla proposta del presidente socialista Manuele Bertoli di creare quattro o cinque poli forti. Diventerebbero dei semicantoni e inizierebbero a litigare tra loro. Piuttosto, ha detto in modo provocatorio, aboliamo i comuni e deleghiamo al Cantone l’intera gestione amministrativa.emmebi
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

