
Il Governo mette mano a una delle istituzioni più antiche del Cantone: il Giudice di pace. Il Consiglio di Stato ha presentato una riforma che prevede una drastica riduzione delle sedi – dalle attuali 38 a 11 – e un totale di 25 giudici complessivi. L’obiettivo è rafforzare la giustizia di prossimità, renderla più moderna ed efficiente e chiarire lo statuto della funzione, mantenendone però la natura popolare.
Un'istituzione storica chiamata ad aggiornarsi
La figura del Giudice di pace affonda le sue radici agli albori del Cantone, ai tempi dell’Atto di Mediazione del 1803. Oggi rappresenta un pilastro della giustizia ticinese, con oltre 7’000 cause trattate ogni anno e un ruolo fondamentale nello sgravare la Magistratura ordinaria. «Si tratta di un’istituzione storica e radicata», sottolinea il direttore del Dipartimento del territorio, Claudio Zali, «ma dopo decenni di servizio capillare è necessaria una nuova ridistribuzione del lavoro».
Meno sedi, più formazione e nuovo salario
Il cambiamento più evidente riguarda la geografia giudiziaria: le attuali 38 Giudicature di pace, una per ogni Circolo, saranno accorpate in 11 sedi. Una diminuzione importante sul territorio, «che sarà oggetto di discussione per non perdere la vicinanza con il territorio» ha sottolineato il direttore del DT. La riforma introduce anche un nuovo sistema di remunerazione e punta con decisione sulla formazione. «Vogliamo rafforzare la funzione», spiega Zali, «garantendo una formazione giuridica e organizzativa di base e continua, così da assicurare maggiore qualità e uniformità nelle decisioni».
Entrata in vigore nel 2029
L’entrata in vigore è prevista al termine dell’attuale periodo di elezione, il 31 maggio 2029. La revisione si inserisce nel più ampio riordino della giustizia cantonale. «L’intento non è snaturare il Giudice di pace», conclude Zali, «ma salvaguardare una figura storica, rendendola più solida e adeguata alle esigenze future del Cantone».

